Oh no!: Nudi col cuore in mano :: Le Recensioni di OndaRock
Nati da svariate esperienze nella scena punk lombarda (Skruigners, BeerKiller, Guacamaya…) ma anche dalle vere e proprie “esperienze di vita” del frontman Carlame, i Discomostro giungono con questo “Oh no!” al quarto full-length. Il carismatico vocalist è infatti ideatore dei testi e principale autore delle musiche: brani fortemente intrisi del suo vissuto, il mondo filtrato dagli occhi di un outsider, “concept” ben sintetizzato dalla loro bio che recita “una miscela di casi umani dediti al punk hardcore e all’alcolismo, pezzi brevi, intensi, diretti e senza pietà”. Completano la formazione Il Morla alla chitarra, Manuel alla batteria e il basso di Andy: a loro l’importante compito di sviluppare le idee di Carlame in un rock’n’roll aggressivo ed essenziale, ma non privo di nuance.
“Oh no!” è il loro lavoro più “pulito”, con tutte le virgolette del caso: i quattro non lesinano infatti né urgenza né ferocia, confezionando dodici perle pregne di rabbia e introspezione; una durata record per i loro standard, “ben” ventisette minuti di musica (il precedente “Mostropatia” si fermava a diciotto!).
“Nudo”, uno dei pezzi più veloci, apre le danze con un Carlame che si mette appunto “a nudo” nelle lyrics: “Nudo col cuore in mano/ Nudo davanti a tutti/ Nudo senza ostentarlo/ Io, nudo, sono solo Carlo”.
Stop-and-go, hardcore-punk melodico, testi al vetriolo: la formula dei Discomostro viene espressa al meglio nelle anthemiche “Persi” e “Tuttocchei”; solo 47 secondi per la scheggia impazzita “Lima”, che le separa da una doppietta emo-zionante come “Peperoni” e “Giada”.
Il passato ritorna, non se ne è andato mai, si ripresenta sempre – come i peperoni, appunto, mentre “Giada ha avuto in dono una vita/ che non ha chiesto e non ha mai accettato” …e l’ha restituita.
“Accanto” è una parentesi noise/spoken word, che lascia presto il posto alla cadenzata “Tornerò”, mentre “1996” racconta i quindici anni di Carlame e “Buonjorno” è un altro match senza esclusione di colpi con lo specchio.
Chiudono il tutto la furiosa “Cactus” e “Persona”, il loro brano più lungo – che inizia come una ballad e porta alla mente il Battiato de “La cura”, in un eccezionale crescendo di pathos e rumore: “Ma io volevo solo proteggerti/ Dai mostri, dagli umani/ Dai capricci di dio/ Dagli scherzi della sorte/ E soprattutto da me”.
Il viaggio dei Discomostro continua e, come tutti i “Viaggi” con la maiuscola, racchiude il proprio senso all’interno di sé, più che nella destinazione.
Niente male per quattro casi umani dediti all’alcolismo e all’hardcore–punk!
16/02/2026




