Cultura

Oggi “Waking Up The Neighbours” di Bryan Adams compie 35 anni

È il 1991, hai 16 anni e, se non stai abitando nella classica caverna, è impossibile che tu non abbia ascoltato “(Everything I Do) I Do It For You) e “Can’t Stop This Thing We Started”, visto che risuonano letteralmente ovunque. A quel punto, se non sei già un alternativo oltranzista per quanto riguarda gli interessi musicali, sorge spontanea la voglia di ascoltare tutto l’album di cui questi due singoloni fanno parte. Se, a quel punto, hai deciso di comprare il disco in versione originale, oppure, più probabilmente, lo hai noleggiato per registrarlo su cassetta o hai passato la suddetta cassetta vuota a un tuo amico che già possedeva l’album, quando hai premuto “play” la prima volta, ti sei sentito un po’ confuso, perché ti saresti immaginato una raccolta di canzoni votata alla morbidezza e alla rotondità che caratterizzano i due brani trainanti, e invece ti sei trovato di fronte a brani che, per la loro maggior parte, sono decisamente spigolosi e basati su una sfrontatezza certamente estranea alle due canzoni che ti hanno portato qui.

Certo, non mancano altri momenti introspettivi e malinconici, ma lo spirito del disco è quello ben rappresentato dal titolo. “Svegliare i vicini”, quindi fare casino, organizzare festoni incontrollati, vivere il momento e dire le cose pane al pane e vino al vino. Se è il caso di ribadire a chi ha scelto di trasferirsi con noi che ha fatto bene, si può anche usare una sana dose di arroganza e chiedere “e ora tua mamma sentirà la tua mancanza?“; se ci si è stufati di una relazione, non c’è niente di meglio di un messaggio frontale: “hey, dolcezza, ti sto facendo le valigie!“; se si è fatto qualcosa perché proprio non se ne poteva fare a meno, beh, non ne abbiamo colpa ed è giusto ribadirlo forte e chiaro: “sono non colpevole!”; se durante un party selvaggio arriva la polizia, è comunque necessario che passi il concetto secondo cui “è stato bello finché è durato, quindi rifacciamolo“.

L’album che ha cementato la fama di Bryan Adams in tutto il mondo (“Reckless” ha venduto più copie in assoluto, ma fuori dal Nord America ha fatto decisamente meglio “Waking Up The Neighbours”) ha, dunque, questa doppia valenza: chi ne ha sentito parlare, se lo immagina in un modo, mentre chi lo ha ascoltato davvero sa che la sua natura è ben diversa. Con questo, qui non si vuole certo sminuire le due canzoni più famose, che, invece, sono perfetti esempi di ballata romantica e di mid-tempo irresistibile, e nemmeno mettere in secondo piano le altre canzoni presenti che riprendono le stesse coordinate stilistiche, anzi: la trascinante “Thought I Died And Gone To Heaven”, la sofferta “Do I Have To Say The Words” e la contemplativa “Depend On Me” hanno un tasso di qualità e una forza emotiva di altissimo livello e, se parliamo di mid-tempo, “Vanishing” e la conclusiva “Don’t Drop That Bomb On Me” hanno una capacità assoluta di portare chi ascolta lontano da ogni brutto pensiero e dentro un viaggio da cui non si vorrebbe mai uscire.

Però, se il disco è stato intitolato in quel modo, non può essere un caso, e le canzoni di cui ho citato alcuni passaggi in precedenza (i cui titoli, per dovere di completezza, sono “Is Your Mama Gonna Miss Ya?”, “Hey Honey – I’m Packing You In”, “Not Guilty” e “House Arrest”) fanno chiaramente capire qual è la spina dorsale dell’album, anche perché a esse si aggiungono ulteriori botte di adrenalina e elettricità come la devastante “There Will Never Be Another Tonight” e la potentissima “Touch The Hand”.

In tutti i dischi di Bryan Adams, il chitarrista Keith Scott ha sempre avuto un ruolo di primo piano, ma qui il suo contributo viene ulteriormente valorizzato da un sound complessivo più dinamico e vitale che mai. Il precedente “Into The Fire”, parziale passo indietro dopo il primo momento di autentica esplosione commerciale con il già citato “Reckless”, soffriva proprio di uno scarto troppo netto tra il lavoro impeccabile e sempre interessante del chitarrista e quello del resto della band, troppo ordinario e da mero compitino. Qui, invece, tutti danno il massimo e si sente: non ci si annoia mai, ci sono sempre nuove cose da scoprire anche dopo tanti passaggi e i brani scorrono via talmente bene che se li si ascolta, si finisce inevitabilmente per viverli. Bryan ha avuto il merito di capire che fosse il caso di ripartire da capo dal punto di vista del proprio team di lavoro e ha scelto la persona giusta in Robert John “Mutt” Lange, con il quale ha lavorato alla scrittura dei brani e alla produzione degli stessi in tutto il disco, ed è evidente, quindi, che il suo tocco sia stato determinante, visto come sono venute bene tutte le canzoni, nessuna esclusa. I racconti sull’album parlano di sessioni meticolose e di infiniti ritardi nella pubblicazione, prevista per l’autunno del 1990 e rinviata fino al 24 settembre 1991.

Per fortuna, Bryan Adams non ha avuto fretta. Fortuna sua, che si è garantito una carriera duratura, attiva ancora oggi e capace di superare senza grossi danni la lunga stasi creativa del decennio Zero, e fortuna nostra, che abbiamo potuto e possiamo ancora godere di un autentico capolavoro, che suona ancora fresco e coinvolgente anche dopo alcuni decenni dalla pubblicazione. “Waking Up The Neighbours” è, senza giri di parole, un album immortale, che trascende le ere e le tendenze musicali; si può far suonare qualunque suo brano in ogni situazione possibile e immaginabile e l’effetto sarà sempre positivo. Un lavoro talmente ben fatto e centrato da essere certo di irradiare il proprio impatto al di là dell’umore di chi ascolta, perché queste canzoni l’umore non lo subiscono, ma lo dettano.

Pubblicazione: 24 settembre 1991
Durata: 74:50
Dischi: 1
Tracce: 15
Genere: Hard rock, Pop rock
Etichetta: A&M
Produttore: Bryan Adams, Robert John “Mutt” Lange
Registrazione: marzo 1990—giugno 1991
Battery Studios, Inghilterra e The Warehouse Studio, Canada

Tracklist:

Is Your Mama Gonna Miss Ya?
Hey Honey – I’m Packin’ You In!
Can’t Stop This Thing We Started
Thought I’d Died and Gone to Heaven
Not Guilty
Vanishing
House Arrest
Do I Have to Say the Words?
There Will Never Be Another Tonight
All I Want Is You
Depend On Me
(Everything I Do) I Do It for You
If You Wanna Leave Me (Can I Come Too?)
Touch the Hand
Don’t Drop That Bomb on Me


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