«Oggi non scappi, arbitro bastardo»: dirigente condannato a due mesi di carcere

di Enzo Beretta
Condannato a due mesi di carcere (pena sospesa) e al pagamento di un risarcimento danni da mille euro il dirigente dell’Angelana 1930 che durante una partita di calcio allievi under 17 contro lo Sporting Club Trestina ha minacciato l’arbitro contro il quale ha lanciato sassi. La sentenza di condanna al 48enne è stata emessa dal giudice Lidia Brutti. L’arbitro, parte civile nel procedimento attraverso l’avvocato Michele Bianchi, dopo quell’esperienza ha deciso di appendere le scarpette al chiodo. «Non arbitrerò più», ha detto al suo legale.
«Oggi non scappi, figlio di p…» «Si è avvicinato a bordo campo e mi ha colpito con i sassi al polpaccio dicendomi ‘ti aspetto fuori, oggi non scappi, figlio di p… bastardo… tanto so che macchina hai’», ha denunciato l’arbitro. «Gli ha pure sputato – ha raccontato in aula un dirigente del Trestina -. Gli ha tirato i sassi e gli diceva ‘Oggi non mi scappi, ci hai rovinato la partita, ti vengo a prendere’».
Portiere espulso e contestazioni I fatti sono avvenuti il 14 maggio 2023 allo stadio Mancini di Città di Castello – ricostruisce il giudice nelle motivazioni della sentenza – dove ci sono state «accese contestazioni nei confronti del direttore di gara che a pochi minuti dal fischio d’inizio ha espulso il portiere dell’Angelana». Nel corso delle proteste – aveva denunciato l’arbitro – oltre agli insulti sono arrivate anche le «minacce di danneggiare l’auto». In un secondo momento – si legge nell’atto giudiziario – «all’uscita dallo spogliatoio l’imputato, il quale si trovava assieme ad altri sostenitori dell’Angelana che gli davano supporto, ha tentato di impedire all’arbitro di superare il varco per raggiungere il parcheggio, puntandogli contro un ombrello».
«Un individuo alquanto esagitato» Alle contestazioni ha assistito anche un poliziotto che era andato a prendere il figlio alla partita: «Quelli del Trestina cercavano di allontanare alcune persone e in particolare un individuo alquanto esagitato che cercavano di entrare nella zona recintata dove si trovano gli spogliatoi». Si legge in sentenza: «Mentre l’arbitro stava uscendo dagli spogliatoi l’imputato gli ha impedito di proseguire verso il parcheggio, minacciandolo con l’ombrello, ma la persona offesa era riuscita a oltrepassare il blocco e ad allontanarsi dal campo grazie all’intervento di dirigenti e genitori del Trestina che lo hanno scortato fino all’uscita, riuscendo ad allontanare l’imputato e gli altri genitori che lo supportavano».
Presenti genitori e giocatori Il giudice ha assolto l’imputato dal reato di lancio di materiale pericoloso, scavalcamento e invasione di campo perché «il fatto non sussiste»: «All’evento calcistico dilettantistico under 17 erano presenti essenzialmente genitori e giovanissimi giocatori. Per altro verso, il lancio di sassi si è sostanziato, secondo la stessa descrizione del querelante, nell’avere scagliato contro l’arbitro, attingendolo ad una gamba, alcuni sassi (non è dato comprendere di quali dimensioni, ma certamente non particolarmente rilevanti, non avendo cagionato alla persona offesa alcun tipo di lesione), nel momento in cui il direttore di gara si era avvicinato a bordo campo, dove si trovavano i genitori dei ragazzi. Non sembra pertanto – è spiegato – che la condotta possa inscriversi nel paradigma normativo oggetto di contestazione».
Assolto dai daneggiamenti Assolto anche dall’ipotesi contestata di aver danneggiato l’auto dell’arbitro: «Nessun testimone ha riferito di aver assistito al danneggiamento dell’auto. La riconducibilità della condotta all’imputato è sprovvista di prova. D’altro canto l’imputato non era l’unica persona presente alla partita ad avere reagito focosamente all’iniziativa arbitrale ritenuta improvvida».
«Arbitro in una posizione di debolezza» Condannato, però, per le minacce gravi: «Le dichiarazioni provenienti da persone che condividevano con lui le ragioni di risentimento nei confronti dell’arbitro non valgono ad escludere che l’imputato avesse pronunciato parole minacciose, trattandosi di fonti non neutrali, e confermano, piuttosto, il generale stato di esagitazione dei sostenitori dell’Angelana e il loro atteggiamento insolente nei confronti dell’arbitro». Minacce gravi «in quanto reiterate per la durata della partita e ripetute al termine dellincontro con accenti particolarmente intimidatori, in un contesto che vedeva il direttore di gara (attorniato dai genitori dei ragazzi, tutti particolarmente agitati) in una posizione di debolezza».
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