Cultura

Oggi “L’imboscata” di Franco Battiato compie 30 anni

Non sono poi molti, nella storia della musica, gli artisti che hanno attraversato varie epoche ridisegnando di volta in volta la propria proposta, indipendentemente dai trend e dalle mode del momento, animati sempre da curiosità e grande spinta creativa.

Dovessi indicare a bruciapelo un nome, riferendomi al contesto italico, non esiterei di certo a citare la straordinaria esperienza di Franco Battiato, che dagli albori della sua carriera, iniziata a livello discografico nel 1972 con il visionario) “Fetus”, fino al suo ultimo lavoro inedito (“Apriti sesamo”, del 2012) non ha mai smesso di concepire le sue opere come un qualcosa di unico, profondo e ancorché necessario.

Battiato non si può incasellare in alcun modo, lui ha sempre perseguito una propria strada, assolutamente personale e vieppiù innovativa, andando incontro a diverse “svolte” nella sua parabola artistica.
Ognuno in fondo avrà una fase che preferisce, o meglio, che sente più affine al proprio io, ma è innegabile come il Nostro abbia sempre ricercato la via più significativa al fine di comunicare il suo mondo, che fosse mediante il lato più sperimentale degli anni ‘70 o quello più pop (più accessibile, eppure sofisticato) di lavori entrati di prepotenza nell’immaginario collettivo come “La voce del padrone”.

Il tutto è avvenuto non cercando mai di allinearsi a qualcosa di predefinito o di prevedibile, tanto che finirono per stupire suoi lavori come “Fleurs” dove andava a omaggiare i brani che maggiormente aveva ascoltato e amato in gioventù, in un viaggio a ritroso in quella musica leggera degli anni ’60 che in apparenza sembrava distante da lui, per lo meno sul piano stilistico.

A metà anni novanta, in un periodo nel quale molti esponenti del nascente movimento alternativo italiano lo menzionavano tra le maggiori influenze, Battiato era lontano da quel clamoroso successo mainstream ottenuto nel decennio precedente soprattutto col già citato “La voce del padrone” – che uscito a settembre del 1981 risultò essere il disco più venduto del 1982, avendo superato agilmente il milione di copie – ma aveva continuato a pubblicare dischi nel solco di un’elevata scrittura musicale.
La sua aura artistica quindi era ancora assai luminosa, tant’è che ricordo distintamente una serata di fine concerto degli Scisma nel ’97, quando, insieme all’amico Ricky di Indie for Bunnies chiacchierando col mitico Paolo Benvegnù e chiedendogli a chi si ispirasse principalmente, lui rispose di ammirare tanto i Radiohead (che avevano pubblicato proprio allora lo splendido e rivoluzionario “Ok Computer” ) ma di considerare in realtà Franco Battiato come il suo vero e indiscusso “maestro”.

L’artista siciliano con l’album “L’imboscata”, che vogliamo omaggiare in questa sede a trent’anni esatti dalla sua pubblicazione, aveva dato una nuova sterzata al suo percorso, vivendo un momento felice dal punto di vista discografico. Si trattava di un capitolo ancora una volta diverso da quanto realizzato in precedenza, poiché certificava il suo passaggio a una forma musicale più diretta e istintiva, dopo tre dischi di gran spessore (“Come un cammello in una grondaia”, “Caffè de la Paix” e “L’ombrello e la macchina da cucire” nei quali se vogliamo elevò ulteriormente la forma-canzone), ma che poco concedevano ai facili ascolti.

“L’imboscata”, invece, sin dal singolo “Strani giorni” che lo inaugurò con i suoi toni accorati, a tratti apocalittici, mostra un Battiato ancora molto impegnato a veicolare testi evocativi, affidati per la prima volta al filosofo Manlio Sgalambro, che proprio da questo disco inaugura una fruttuosa collaborazione. Una ricerca narrativa di indubbia qualità, innestata però in un tessuto sonoro più istintivo e incisivo.

Il linguaggio maggiormente utilizzato sarà infatti quello del rock, versante invero poco perlustrato sino allora ma assolutamente funzionale se riferito a episodi come il già citato “Strani giorni” – dall’irresistibile e incalzante melodia, con inoltre gli indimenticabili controcanti in inglese della bravissima Nicola Walker Smith -, la dirompente “Di passaggio”, straordinario affresco sul tempo che passa introdotto dai suggestivi versi in greco antico recitati da Sgalambro, l’esistenzialista “Splendide previsioni” dove interviene la splendida voce di Antonella Ruggiero o la finale “Serial Killer”, caratterizzata da un registro punk con i suoi ritmi serrati.

Ma è squisitamente rock anche la chitarra che si staglia sul finale della celebre “La cura”, che definisco senza timore di smentita, una delle più belle canzoni d’amore – seppur non convenzionale – mai scritte. Un amore puro, universale.

Basterebbe il trittico in apertura di scaletta per fugare ogni dubbio sull’immenso valore di un’opera simile, ma “L’imboscata” contiene anche molto altro, senza denotare alcun cedimento.

È assolutamente rilevante, ad esempio, anche se necessita di più ascolti magari per arrivare in tutta la sua peculiare bellezza, la quarta traccia che fa tirare il fiato dopo il boom iniziale. Quasi del tutto interpretata in tedesco dallo stesso Battiato (con azzeccato cameo di Giovanni Lindo Ferretti), “…ein Tag aus dem Leben des kleinen Johannes” spiazza non poco con i suoi rimandi al canto armonico dai tratti orientali del gruppo Shu-De.
Altri brani che vivono di luce propria sono “Ecco com’è che va il mondo”, struggente ballata che si avvale del mirabile Nuovo Quartetto italiano a conferire grande solennità all’arrangiamento, e “Memorie di Giulia”, incentrate anch’esse su temi legati ai ricordi di un tempo passato, eppure ancora assai vivido.

“L’imboscata” mostra quindi un artista pienamente a fuoco e desideroso di esprimersi in maniera sempre libera e indipendente. È altresì una testimonianza diretta e assolutamente credibile sulla sua volontà di battere strade differenti, assecondando una ritrovata vitalità che unita a un’ispirazione mai sopita, saprà condurlo verso un ulteriore passo in avanti con il successivo “Gommalacca”, considerato dai più come il suo capolavoro della maturità. Ma, in tutto ciò, ritengo sia stato fondamentale un album come “L’imboscata” a tracciare un solco nel quale studio e spontaneità, ricerca e immediatezza si trovano in perfetto equilibrio.

Data di pubblicazione: 23 ottobre 1996
Registrato: presso “Plus XXX Studio” di Parigi a inizio ’96 con il tecnico del suono Benedict Fenner
Tracce: 10
Lunghezza: 38:58
Etichetta: PolyGram
Produttore: Franco Battiato

Tracklist:
1. Di passaggio
2. Strani giorni
3. La cura
4. …ein Tag aus dem Leben des kleinen Johannes
5. Amata solitudine
6. Splendide previsioni
7. Ecco com’è che va il mondo
8. Segunda-feira
9. Memorie di Giulia
10. Serial Killer


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