Marche

oggi c’è l’autopsia, si indaga per omicidio volontario. Tutti gli interrogativi

MONTEGRANARO Da che distanza è stato colpito? Il foro d’entrata è compatibile con un colpo ravvicinato? Sono questi alcuni degli interrogativi che lautopsia disposta sul corpo del 43enne russo Grigorev Vladislav Sergevich dovrà chiarire. E a seconda delle risposte potrebbe cambiare la posizione di Palmiero Berdini, il cacciatore di 82 anni di Monte Urano indagato a piede libero per omicidio volontario, reato che però potrebbe appunto essere derubricato in omicidio colposo.

L’esame

L’esame autoptico disposto dal sostituto procuratore Marinella Bosi che coordina le indagini potrebbe svolgersi già oggi pomeriggio.

In mattinata è prevista la nomina del medico legale. Sarà appunto un passaggio fondamentale nell’inchiesta sulla tragedia che si è consumata sabato mattina nelle campagne di Montegranaro. Secondo quanto raccontato dall’indagato al pm durante il lungo interrogatorio durato più di due ore si sarebbe trattato di un incidente. Sabato mattina in contrada Santa Maria, a ridosso del fiume Ete Morto, era in corso un’attività di contenimento della volpe, non una vera e propria battuta, ma un’operazione ad hoc per limitare la presenza di una singola specie.

Nei campi c’erano sei cacciatori autorizzati appositamente dalla polizia provinciale e appostati, con tanto di cani. Secondo quanto è stato ricostruito, all’improvviso sulla scena sarebbe arrivato Sergevich, che collaborava con la vicina azienda agricola Le dame. L’uomo si sarebbe trovato davanti Berdini e gli avrebbe detto di smettere di sparare, perché i colpi stavano spaventando i cavalli del maneggio dell’azienda agricola. Sarebbe nata una discussione accesa e in pochi minuti dal fucile dell’anziano è partita la fucilata che ha centrato il 43enne alla gola, uccidendolo all’istante. Il cacciatore, nella versione fornita agli inquirenti, ha parlato di un colpo partito accidentalmente dal suo fucile e ha assicurato di non aver in alcun modo premuto il grilletto.

Secondo la versione del cacciatore, assistito dagli avvocati Rossano Romagnoli e Andrea Andrenacci, il 43enne durante la discussione avrebbe provato a toglierli il fucile dalle mani e in quei frangenti sarebbe partita la fucilata fatale. Una versione che contrasta con quanto avrebbero dichiarato altri testimoni dell’azienda agricola, che al contrario avrebbero parlato della volontarietà dell’uomo di sparare.

Il sequestro

La pm ha sequestrato oltre all’arma, una doppietta Breda calibro 12, anche i vestiti e il cellulare del cacciatore. La sua versione dovrà essere confermata sia dall’autopsia che dagli esami balistici. Il foro d’entrata sul collo della vittima dovrà risultare compatibile con un colpo ravvicinato e quindi essere abbastanza circoscritto. Viceversa, se la rosa dovesse risultare di una misura tale da far presumere che il colpo sia stato sparato da una distanza maggiore, la versione dell’uomo potrebbe non reggere più. E nei suoi confronti potrebbe anche arrivare una misura cautelare.




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