Marche

Odissea a Torrette, cade in casa a 97 anni: in pronto soccorso 14 ore. La nipote: «Una cosa disumana»

 ANCONA Una giornata sdraiato su una barella, nel corridoio del pronto soccorso di Torrette, in attesa degli esami per scongiurare una frattura dopo una caduta in casa. È questo il supplizio cui è stato sottoposto giovedì un anziano di 97 anni. A raccontarci la sua storia è la nipote, che ha seguito l’intera faccenda con la famiglia del signore.

La testimonianza

Esordisce: «Mio zio è caduto martedì notte, in casa, e si è ritrovato con un ginocchio gonfio e dolente». Lì per lì, la famiglia ha deciso di aspettare, di attendere il consulto del medico di base il mattino successivo. «Che ci ha detto che doveva assolutamente andare in ospedale, in emergenza, per una radiografia» continua la donna. L’anziano, infatti, era stato operato due anni e mezzo fa per una frattura al femore e bisognava scongiurare il rischio di una nuova rottura.

L’odissea

Data l’età e le condizioni di salute precarie, la famiglia del signore organizza un viaggio in ambulanza per il giorno successivo, quel fatidico giovedì. «Mia zia e mia cugina sono arrivati alle 8,30 al pronto soccorso di Torrette» prosegue nella sua testimonianza la nipote.

La zia, per inciso, ha 90 anni anche lei. All’uomo sono state fatte le lastre ma sin da subito è apparso chiaro che sarebbero serviti altri accertamenti, compresa una Tac. E mentre l’aspettavano, il tempo correva. Correva fino al punto che «mio zio è stato dimesso solo dopo le 19» denuncia la nipote. Dopo dodici ore di attesa e purgatorio, trascorse «in barelle, nel corridoio del pronto soccorso».

Le peripezie, però, non erano terminate. «Dopo hanno dovuto aspettare per altre due ore e mezza l’ambulanza» continua la nipote. Morale della favola: a casa, il 97enne, ci è tornato «alle 22,30 di sera». E con lui la moglie 90enne, che gli è stata accanto tutto il tempo. Un esempio d’amore eterno, una prova d’affetto in quelle condizioni che la nipote dei due, adesso, non esita a definire «disumane». «È tragico che un uomo anziano, fragile e invalido debba passare 12 ore su una barella, in un corridoio, senza attenzioni» si sfoga la donna. Il 97enne, che non ha battuto ciglio per tutto il tempo, stoico come gli uomini di una volta, è arrivato comunque a casa «piuttosto provato». In reparto diceva: «Voglio andare a casa». E chissà il dolore di chi gli stava accanto e non ha potuto accontentarlo se non dopo 12, estenuanti ore.




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