Salute

Nuovo ospedale Maria Vittoria al parco della Pellerina. Il progetto che divide Torino. I problemi idrogeologici del sito prescelto

Il progetto per la costruzione del nuovo ospedale destinato a sostituire lo storico Maria Vittoria sta facendo discutere i torinesi proprio mentre inizia la campagna elettorale in vista delle elezioni comunali 2027. La scelta di collocarlo all’interno del Parco della Pellerina ha aperto uno scontro acceso tra istituzioni e cittadini, trasformando l’opera in un controverso caso di pianificazione urbana.

Dell’ospedale a Torino si è parlato poco. Il livello di co-progettazione con il territorio è stato risibile e il progettone è stato paracadutato da Regione e Comune di Torino in tandem senza che ad esempio l’ala ambientalistico – di sinistra della giunta abbia eccepito più di tanto sulle procedure o sul progetto. L’ospedale s’ha da fare, sembra dica la politica. In effetti anche i comitati che si oppongono alla sua realizzazione concordano che un nuovo Maria Vittoria sia necessario, semplicemente chiedono di farlo in un area con un ragionevole rischio idrogeologico, senza ulteriore consumo di suolo.

L’intervento prevede la realizzazione di un grande ospedale nell’area nord-ovest della città, con l’obiettivo di superare i limiti strutturali degli attuali presidi, ormai considerati inadeguati rispetto agli standard sanitari contemporanei. Il nuovo complesso sarà finanziato con fondi Inail, per un investimento di circa 340 milioni di euro, e avrà oltre 500 posti letto, configurandosi come un polo sanitario di riferimento per un vasto bacino di utenza. La struttura, progettata come un ospedale di nuova generazione, dovrebbe concentrare in un’unica sede servizi oggi dispersi, migliorando l’efficienza e la qualità dell’assistenza. Le istituzioni – Regione Piemonte, Comune di Torino e ASL – sostengono la necessità dell’opera, evidenziando come gli attuali ospedali presentino limiti strutturali che non consentono più di rispondere adeguatamente ai bisogni sanitari della popolazione.

La localizzazione individuata è un’area del Parco della Pellerina, uno dei principali polmoni verdi della città. La decisione è maturata nel corso di un iter amministrativo che ha portato alla selezione del sito come preferenziale rispetto ad altre opzioni. La Conferenza dei Servizi si è conclusa positivamente nel novembre 2025, permettendo di proseguire verso la fase operativa del progetto. Le istituzioni sostengono che l’area sia idonea e che l’intervento sarà accompagnato da misure di compensazione ambientale e da soluzioni progettuali avanzate sotto il profilo energetico e della sostenibilità.

Nonostante l’avanzamento dell’iter, il progetto ha incontrato una forte opposizione da parte di comitati cittadini, cittadini dei quartieri della parte nord ovest di Torino, associazioni ambientaliste e esperti. Una delle critiche principali riguarda l’utilizzo di un’area verde pubblica. Il Parco della Pellerina è considerato un patrimonio collettivo e la costruzione dell’ospedale viene vista come una compromissione irreversibile di uno spazio destinato alla fruizione pubblica. I comitati sottolineano che l’area è classificata come verde nel piano regolatore e che la sua trasformazione richiederebbe una variante urbanistica significativa.

Il punto più rilevante delle criticate riguarda i rischi ambientali. Secondo i cittadini e i gli esperti coinvolti, l’area prescelta della Pellerina presenta problemi idrogeologici legati alla vicinanza della Dora Riparia e a una possibile esposizione al rischio di esondazione. Nella lettera inviata all’Inail, i comitati evidenziano come il terreno sia permeabile e soggetto a criticità idrauliche note, mettendo in dubbio l’idoneità del sito per un’infrastruttura strategica e per definizione sicura come un ospedale. Ed è curioso che i rischi idro geologici non siano valutati dal Sindaco Stefano Lorusso che ha una laurea in geologia e la insegna anche al Politenico di Torino.

Un’altra contestazione riguarda le dimensioni dell’area. Secondo gli oppositori, lo spazio disponibile sarebbe troppo limitato per ospitare un ospedale moderno, tanto da costringere il progetto a svilupparsi in altezza e a esternalizzare alcuni servizi fondamentali. Tra le criticità segnalate vi sono l’assenza interna di funzioni come farmacia, emoteca o spazi universitari, elementi considerati essenziali per una struttura sanitaria avanzata. Il progetto viene criticato anche per le possibili ricadute sulla mobilità. Secondo i comitati, la zona non sarebbe adeguatamente infrastrutturata per sostenere il traffico generato da un grande ospedale, con conseguenze su viabilità, parcheggi e qualità dell’aria.

Molte critiche riguardano il processo con cui è stata scelta la Pellerina. Secondo i comitati, i criteri di selezione sarebbero stati sbilanciati su aspetti economici, senza una adeguata valutazione preventiva dei rischi ambientali e idraulici. Inoltre, si parla di una decisione “già orientata” fin dall’inizio, con analisi comparative ritenute incomplete o non trasparenti.

Gli oppositori sottolineano che esistono alternative più idonee, come aree già urbanizzate o siti sanitari esistenti (ad esempio la zona dell’Amedeo di Savoia o ex aree industriali dismesse), che eviterebbero il consumo di suolo e presenterebbero minori criticità ambientali. Secondo i comitati, queste opzioni non sarebbero state adeguatamente considerate nel processo decisionale.

La sede dell’attuale Amedeo di Savoia ha un rischio idrogeologico decisamente inferiore e il suo rilancio permetterebbe anche di risanare un’area che ha subito problemi importanti , che potrebbe rinascere con il nuovo ospedale.

Da pochi giorni la Società Cooperativa per la tutela dei beni comuni Generazioni Future, l’associazione Rifiuti Zero Piemonte ed il Circolo L’Aquilone Torino Legambiente ovvero i membri del comitato informale “Assemblea Pellerina No Ospedale nel Parco” hanno depositato un ricorso straordinario con cui viene impugnato il provvedimento conclusivo della Conferenza di Servizi che ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica del Nuovo Ospedale di Torino Nord. Nel ricorso si sottolineano ancora una volta le criticità del progetto dal punto di vista del consumo di suolo, dell’inquinamento acustico, del traffico e della qualità dell’aria. Il ricorso potrebbe causare un brusco slittamento dell’avvio dei lavori, che si ipotizza ad oggi nel 2032 o una drastica revisione della collocazione del progetto.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »