numeri in crescita e nuovi modelli di studio

In un Paese che invecchia e perde studenti, l’Università di Udine prova a invertire la rotta e a trasformare una fase complessa in un’opportunità, puntando su qualità della formazione, legame con il territorio e una profonda revisione del modo di insegnare e studiare dopo il Covid.
Iscrizioni in crescita in un contesto demografico sfavorevole
I numeri dell’ultimo anno accademico raccontano una controtendenza. Le immatricolazioni salgono a 4 mila e 642 studenti, con un incremento delle lauree magistrali pari al 3 per cento. Un risultato tutt’altro che scontato in un quadro nazionale segnato dalla diminuzione della popolazione studentesca e dalla crescente competizione tra atenei. Lo sottolinea nel suo discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico il neo rettore Angelo Montanari. Il dato più significativo riguarda però il dopo università. A un anno dal conseguimento del titolo, l’84,5 per cento dei laureati risulta occupato, contro una media nazionale del 78,6 per cento. La percentuale sale all’86,7 per cento per i laureati magistrali. Numeri che rafforzano il ruolo dell’ateneo come snodo tra formazione, competenze e mercato del lavoro.
Come cambia la didattica dopo il Covid
L’eredità della pandemia non riguarda solo i numeri, ma anche il modo di fare università. La didattica in presenza resta centrale, ma non è più l’unica risposta possibile. L’ateneo punta ora su modelli integrati che combinano lezioni in aula, attività online e strumenti digitali avanzati. La didattica mista non viene vista come un’alternativa di emergenza, ma come un’evoluzione strutturale: alcune lezioni di base possono essere fruite online, mentre il tempo in aula viene valorizzato per approfondimenti, confronto diretto e lavoro interattivo tra docenti e studenti. In questa direzione si inseriscono le sperimentazioni avviate su alcuni corsi di laurea magistrale, che adottano una formula “blended” con contenuti asincroni, momenti sincroni e periodi intensivi in presenza. Per supportare questo nuovo approccio, l’ateneo si è dotato di studi audiovisivi attrezzati come veri e propri set televisivi. Non semplici aule con una telecamera, ma spazi pensati per produrre contenuti didattici di qualità, lezioni registrate, materiali multimediali e attività di divulgazione scientifica.
Un’università diffusa sul territorio
La crescita dell’ateneo si accompagna a un modello di “città universitaria diffusa” che coinvolge Udine, Pordenone, Gorizia e Gemona. Un sistema policentrico che lega formazione, ricerca e sviluppo locale, valorizzando le vocazioni dei diversi territori e rafforzando il ruolo dell’università come infrastruttura strategica per il Friuli.
Le sfide aperte: ricambio generazionale e servizi
Accanto ai segnali positivi, restano nodi strutturali da affrontare. Nei prossimi anni una quota rilevante di docenti e personale andrà in pensione, ponendo il tema del ricambio generazionale. A questo si aggiungono questioni come la residenzialità studentesca e i collegamenti interni al territorio, elementi decisivi per rendere davvero attrattivo il sistema universitario regionale.
Dalla relazione del rettore emerge una visione chiara: l’università non è solo un luogo di formazione, ma uno dei principali motori dello sviluppo economico, sociale e culturale del Friuli. In un contesto di trasformazioni profonde, l’ateneo si candida a essere uno spazio di opportunità per le nuove generazioni e un investimento strategico per il futuro del territorio.
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