Novara: “Vi spiego perché esistono i bulli e perché inasprire le pene non serve”

Con l’inizio dell’anno scolastico, il tema del bullismo torna a fare notizia. Eppure, per Daniele Novara, il vero nodo non è normativo. Non si tratta di aggiungere leggi o aumentare i controlli. In un post pubblicato su Facebook, l’educatore mette a fuoco un’altra questione: “Il problema, su questo tema, non sta tanto nella mancanza di leggi o di controlli, ma nel fatto che il nostro sistema educativo non insegna a gestire i conflitti.”
La rimozione del conflitto
Secondo Novara, il conflitto rappresenta una parte inevitabile della convivenza. Non è qualcosa da evitare, ma una componente che va compresa e gestita. Il guaio è che, tanto in famiglia quanto a scuola, spesso si preferisce rimuoverlo. “Il conflitto viene spesso negato, represso, evitato”, scrive in un post su Facebook.
In questo vuoto educativo, i ragazzi crescono privi di strumenti per affrontare ciò che non funziona. Di fronte alla tensione, alcuni si chiudono. Altri reagiscono con aggressività.
Da qui può nascere il bullismo
Il bullismo non sarebbe, quindi, un’espressione di malvagità individuale né un evento imprevisto. Piuttosto, prende forma in ambienti dove manca un’educazione relazionale. “È qui che può nascere il bullismo: non da un destino inevitabile, ma da una carenza educativa che lascia i giovani soli di fronte alle sfide delle relazioni”, scrive Novara.
La risposta non può essere solo repressiva
Illudersi che basti inasprire le sanzioni è un errore. Non si previene la violenza con la minaccia della punizione. Ciò che serve, secondo Novara, è “un cambiamento culturale ed educativo profondo”. Le leggi possono servire a contenere, ma non a prevenire.
La scuola come palestra relazionale
Per Novara, la scuola dovrebbe diventare un luogo dove si impara a stare con gli altri, non solo ad acquisire conoscenze. E lo stesso vale per i genitori: “Servono genitori che non abbiano paura del conflitto, che non cerchino di fare gli ‘amiconi’, ma sappiano essere guide autorevoli.”
Il ruolo del contesto
Infine, l’ambiente in cui i ragazzi vivono ha un peso. Una comunità che promuove il rispetto, l’ascolto e la cooperazione può diventare un alleato nell’educazione. Ma senza una revisione profonda della cultura educativa, avverte Novara, si continuerà solo a rincorrere le emergenze: “Se non ripensiamo la nostra cultura educativa, continueremo a rincorrere le emergenze, senza mai affrontare le radici del problema.”
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