Cultura

Non un semplice film sugli alieni: il progetto di Jordan Peele che tutti hanno frainteso

Quando Hollywood cerca la prossima grande voce dell’horror, sembra rivolgersi sempre più spesso a talenti provenienti dalla commedia. È così che Zach Cregger, i fratelli Philippou e Curry Barker hanno iniziato le loro carriere. Ma prima di loro c’era un comico che aveva già conquistato un pubblico ben oltre la nicchia di YouTube: Jordan Peele, reso celebre da Key & Peele su Comedy Central, ha poi stravolto il genere horror con Get Out e Us, trasformandosi in uno dei registi più influenti del panorama contemporaneo.

Il suo terzo film, Nope, si conferma all’altezza dei suoi predecessori. Eppure è anche l’opera più fraintesa della sua filmografia. Se i messaggi profondi di Get Out e Us erano relativamente facili da decifrare, Nope è diverso. Non è il semplice film d’invasione aliena che il pubblico si aspettava dal trailer. Ha molto da dire, ma bisogna prestare attenzione.

Nope si apre in modo apparentemente convenzionale per il genere sci-fi. Nella piccola comunità di Agua Dulce, California, Otis Haywood Sr. gestisce l’Haywood Hollywood Horse Ranch, un’azienda di famiglia specializzata nell’addestramento di cavalli per film e spot pubblicitari. All’inizio del film, Otis muore colpito da una moneta caduta dal cielo, un evento che innesca l’apparizione di uno strano UFO circolare che emerge dalle nuvole. I suoi figli, OJ e Emerald, interpretati rispettivamente da Daniel Kaluuya e Keke Palmer, sono determinati a catturare l’oggetto su pellicola, ma scoprono presto una verità scioccante: quella forma circolare non è un’astronave, è l’alieno stesso.

Nope – Universal Pictures

A complicare la narrazione c’è un subplot apparentemente scollegato che coinvolge Jupe, un ex attore bambino interpretato da Steven Yeun, che ora gestisce un parco a tema, e un evento traumatico del suo passato legato a uno scimpanzé di nome Gordy. Per molti spettatori, questa sottotrama è risultata confusa al primo sguardo. Che c’entra uno scimpanzé killer con un alieno gigante? La risposta è tutto.

Gordy era la star di una sitcom chiamata Gordy’s Home, sfruttato per far ridere il pubblico fino a quando non è impazzito, scatenando una carneficina sul set. Anche dopo la sua morte, Gordy è stato ulteriormente sfruttato come materiale per sketch di Saturday Night Live. Le vittime di quella tragedia, come l’attrice Mary Jo Elliott, il cui volto è stato sfigurato, sono state inseguite dalle telecamere. Peele ci offre un brevissimo scorcio delle sue cicatrici, un momento che ci ricorda quanto la macchina dello spettacolo sia affamata di voyeurismo.

Jupe, che era un attore bambino presente durante l’attacco di Gordy, continua a sfruttare quella tragedia per il proprio guadagno personale. È qualcosa di cui è entusiasta di parlare, un aneddoto macabro che racconta a persone appena conosciute. Gli ultimi istanti di vita di Gordy sono per lui fonte di stupore, paura e fascinazione. È una sottotrama terrificante che, una volta compresa, illumina l’intero film.

Nope – Universal Pictures

Come in gran parte dell’horror contemporaneo, Nope esplora temi di lutto e trauma. I parallelismi con Lo squalo di Spielberg sono evidenti, quando gli Haywood e il cineasta Antlers Holst, interpretato da Michael Wincott, collaborano per catturare la creatura in camera. Ma Peele usa la sua voce autoriale per scavare in tematiche difficili da affrontare.

Nope ti sfida a guardarlo negli occhi e a dare uno sguardo a un argomento estremamente scomodo. Non è un semplice film di mostri facile da digerire. È un’opera stratificata che richiede attenzione, riflessione e, forse, il coraggio di distogliere lo sguardo dallo spettacolo per chiedersi: chi stiamo davvero sfruttando per il nostro divertimento?


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