Puglia

Non solo lotta al caporalato: “L’integrazione passa anche dall’abitare”

Lunedì, presso la prefettura di Brindisi, è stato siglato il protocollo contro il caporalato. All’articolo 6 si parla del progetto Su.Pr.Eme. (Sud Protagonista per l’Emersione). Dottoressa Garofoli, in qualità di coordinatrice di tale progetto in terra di Brindisi, può raccontare i vostri interventi?

“Il polo sociale integrato di Brindisi nasce esattamente il 18 agosto del 2025. È la prima volta che sul territorio brindisino viene istituito questo presidio territoriale strategico, quindi è da pochissimi mesi che l’équipe si è attivata per la sua realizzazione sul nostro territorio. Lavoro per Arci Brindisi, partner che gestisce il polo sociale integrato in tutto il nostro territorio. Il progetto si suddivide in tre aree principali: il co-housing, l’attività di outreach – cioè il contatto diretto e la sensibilizzazione – e quella di sportello”. 

Che tipo di supporto fornite?

“Per quanto riguarda quest’ultima, l’attività dello sportello, il nostro lavoro è soprattutto di consulenza, di ascolto di tutti gli stranieri che hanno bisogno di supporto, che si tratti di supporto legale, che si tratti di supporto per l’orientamento lavorativo. O l’aiuto ad avvicinarsi a determinate istituzioni, per esempio quelle sanitarie. Ma c’è anche l’ufficio per il collocamento o l’aiuto per la redazione di curriculum. Per quanto riguarda il co-housing, da meno di un mese siamo riusciti a trovare una abitazione su Mesagne, città in cui ‘nasce’ il polo sociale integrato. Qui c’è lo sportello presso il Salento Fun Park. Riceviamo il lunedì e il giovedì pomeriggio, dalle 16 alle 19, poi il martedì e il venerdì mattina, dalle 10:00 alle 13”.

Parlando di ambito lavorativo, come vi muovete?

“Il progetto Su.Pr.Eme. non prevede la ricerca del lavoro, ma ovviamente il supporto sì, l’orientamento lavorativo sì. E quindi ci siamo anche attivati per cercare di creare una rete tra aziende che operano sul territorio, in modo particolare che siano interessate ad assumere persone straniere. Noi dialoghiamo con loro e se hanno bisogno di aiuto, possono chiedere a noi. In base ai profili dei ragazzi che incontriamo possiamo suggerirgli dei lavoratori”.

C’è una nazionalità prevalente qui rispetto alle altre?

“Io ho lavorato anche in altri contesti in cui l’immigrazione ha numeri più alti rispetto al Brindisino. La provenienza dipende più che altro dai flussi migratori. Infatti, in generale, a livello nazionale abbiamo avuto periodi in cui la maggior parte di coloro che arrivavano provenivano dal Nord Africa. Negli ultimi anni il flusso è cambiato: arriva molta gente dal Bangladesh oppure dal Pakistan”.

Un incontro, inserito nel progetto Supreme

Insediamenti formali e informali: qual è la situazione?

“L’accoglienza formale sul territorio di Brindisi è ben distribuita, è molto uniforme, ci sono molti insediamenti formali. Diversi comuni, con i centri Sai, hanno dato la propria disponibilità ad accogliere, qui c’è una predisposizione all’accoglienza. Per quanto riguarda invece i centri informali, purtroppo ci sono delle realtà sicuramente molto più critiche nella zona che si trova attorno alla città di Brindisi. Pensiamo a Restinco. Basta addentrarsi nella contrada e vedere tutti i ragazzi che lavorano lì nei campi, o che occupano dei fabbricati disabitati, abbandonati. Per il nostro progetto, ci rechiamo anche lì, per cercare di ascoltare anche quelli che sono i loro bisogni”.

E poi c’è la questione, annosa, del dormitorio. Ha creato negli anni tanti dibattiti.

“Già, il dormitorio, una realtà che dovrebbe essere tuttora degna di attenzione, ma sappiamo anche che il Comune di Brindisi negli ultimi tempi si sta muovendo proprio per cercare di risolverla, questa situazione. Mi rendo conto che, anche da parte delle istituzioni, risolvere il problema abitativo di molti migranti non è facile, però per un certo periodo di tempo, probabilmente, c’è stato un disinteresse. Ora invece si sta cercando di accendere un faro e mi auguro che la situazione possa migliorare”.

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