Umbria

Non più di 20 alunni per classe: presentata in Umbria la proposta di legge Avs


di Vincenzo Diocleziano

Presentata ufficialmente anche in Umbria, nella Sala della Partecipazione di Palazzo Cesaroni a Perugia, la legge di iniziativa popolare “Non più di 20 per classe. Facciamo spazio all’istruzione di qualità”, promossa da Alleanza verdi e sinistra. A illustrare i contenuti della proposta, presso la sala della partecipazione di Palazzo Cesaroni a Perugia, sono stati l’onorevole Elisabetta Piccolotti, prima firmataria, insieme a Fabrizio Ricci, consigliere regionale e capogruppo Avs, e a Fabio Barcaioli, assessore regionale all’Istruzione. Tutti hanno sottolineato come si tratti di una legge «scritta apposta per l’Umbria, regione che più di altre sta vivendo gli effetti combinati di denatalità e spopolamento, con il rischio di chiusura di classi e plessi scolastici soprattutto nelle zone interne e montane».

La proposta Il cuore della proposta è chiaro: non meno classi, ma meno alunni per classe. Nel dettaglio, si prevede un massimo di 20 studenti per aula, che scende a 18 in presenza di un alunno con disabilità e a 15 se gli alunni disabili sono più di uno. Inoltre, la legge punta a ridurre i parametri fissati dal decreto Gelmini del 2008 che hanno portato al fenomeno delle cosiddette “classi pollaio”. «È una proposta semplice, incisiva e capace di produrre vantaggi immediati – ha ribadito Piccolotti – perché costruisce le basi di una scuola migliore, più inclusiva e più attenta ai bisogni formativi». Inoltre, si prevede un abbassamento della soglia per l’assegnazione di un dirigente scolastico: un preside ogni 400 alunni, con ulteriori riduzioni a 200 nelle piccole isole e nei comuni montani. Una misura pensata per evitare accorpamenti e chiusure di plessi che penalizzano i territori più fragili.

Le risorse Il finanziamento della riforma, stimato in circa 500 milioni di euro, arriverebbe dal fondo oggi destinato alle scuole private e paritarie, mantenendo però invariati i contributi per le scuole dell’infanzia. Piccolloti ha ricordato che questa proposta «interviene sui parametri fissati dal decreto Gelmini del 2008, che hanno favorito il fenomeno delle classi pollaio e il taglio di personale, ma è una scelta politica netta -ha spiegato- perché mentre il governo Meloni intende aumentare i fondi al privato, noi vogliamo rafforzare la scuola pubblica, che deve tornare ad essere motore di crescita sociale e culturale».

riforma contro lo spopolamento Per Avs, questa legge è anche una risposta al tema dello spopolamento delle aree interne. La riduzione degli alunni per classe non deve tradursi in chiusure, ma in un aumento del personale docente e Ata, con scuole più vicine e accessibili. «Più insegnanti, più bidelli, più segreterie», ha detto Ricci. «Significa una scuola che rimane presidio sociale e culturale anche nei piccoli centri. Una scuola che non abbandona i territori». «Questa proposta serve all’Umbria», ha sottolineato l’assessore Barcaioli. «L’alternativa è chiudere scuole e classi nelle aree marginali, ma per noi è inaccettabile». Sulla stessa linea il consigliere Ricci, che ha ricordato i casi di classi umbre con oltre 25 studenti, anche in presenza di alunni con disabilità: «Così si compromette la qualità dell’insegnamento e si scaricano sulle famiglie difficoltà enormi. Noi vogliamo una scuola che includa, che valorizzi i docenti e che risponda davvero ai bisogni degli studenti».

La raccolta firme La proposta di legge è già in campo a livello nazionale, con la campagna di raccolta firme partita da settimane. Per depositare il testo in Parlamento servono 50mila firme, e i promotori assicurano che la mobilitazione sta andando bene. «C’è grande attenzione», ha spiegato Piccolotti. «Perché questo è un tema che tocca direttamente studenti, famiglie e insegnanti. Difendere la scuola pubblica significa difendere il futuro del Paese».

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