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Non Canon – Certain Stories: Folk-rock controcorrente :: Le Recensioni di OndaRock

Poco noti al pubblico e alla critica, gli Oxygen Thief sono una punk band di Bristol che da anni scuote la dormiente scena rock con un sound tanto brutale e ricco di potenti riff, quanto elaborato e arguto. La formazione è autrice di una serie di album viscerali e imprevedibili, spesso affini alla scena post-hardcore, all’industrial metal dei Prong, ma anche ai primi Red Hot Chili Peppers.

Il leader Barry Dolan coltiva da tempo un progetto collaterale a nome Non Canon, dove ai testi sempre taglienti e politicamente impegnati, associa composizioni folk-rock sulla scia di artisti come Roddy Woomble, Frank Turner, Bright Eyes e Billy Bragg.
Lode alla casa discografica scozzese Last Night From Glasgow, che prosegue imperterrita nel recupero di voci gloriose della scena scozzese e inglese, offrendo spazio ad artisti che non hanno beneficiato dell’effetto nostalgia e del successo del libro di Simon Reynolds “Retromania”. Nella musica dei Non Canon c’è infatti ben poco di nostalgico o passatista: Dolan è non solo un fine autore, ma anche un cantante dotato di un timbro aspro e potente, che tradisce una non breve esperienza come attore teatrale. Il fatto che poi le penetranti liriche di Dolan si ispirino allo stile narrativo dei Divine Comedy e dei Green Day apre interessanti prospettive per chi finora non ha intercettato le sue traiettorie.

Per il terzo album “Certain Stories”, Dolan si è avvalso di molti amici e collaboratori. Molte canzoni sono frutto di adattamento di poesie e racconti di amici e compagni di tour, mentre la splendida copertina è stata dipinta da una vecchia amica di scuola, Melissa Yates, mentre ascoltava i brani.
Introdotta da un felpato ritmo ossessivo e dal suono cristallino del glockenspiel, “The Curse Of Fatal Death” apre l’album con un avvolgente rock dalle rifiniture acustiche e dal pregevole arrangiamento, dove trovano spazio archi e pianoforte. Degno seguito è la corposa e inquietante “The Last Command”, una cupa e avvolgente ballata rock noir che non disdegna incursioni nell’elettronica.
La chitarra ritmica è protagonista della straniante ballata “Just Me In The House By Myself”, aspra e ossessiva quanto basta e non immune da scorribande di fiati in chiave folk-jazz.

Che il breve interludio acoustic-folk di “Wimmelbilderbuch” sia stato scelto come singolo la dice lunga sulla volontà di Dolan di mandare segnali discordanti all’ascoltatore, cercando di attirare l’attenzione sull’opera nel suo complesso, piuttosto che sulle singole parti. E’ un incastro intrigante, quello tra il rabbioso poetry-folk scandito dal metronomo di “New Coke”, l’atipico matrimonio tra elettronica, chamber-folk e jazz di “45496” e la ruvida danza pagana folk-rock di “Permafrost”: una sequenza apparentemente informe che scorre come un racconto quasi cinematografico, ma attenzione perché nella musica di Non Canon nulla è come sembra.

Con “Certain Stories” l’autore mette continuamente l’ascoltatore di fronte a scelte importanti, come rinunciare al successo e alle ricchezze in cerca di armonia (“The Cave Of Treasures”, che non a caso si avvale di un delicato contraltare vocale femminile) o sfuggire alla seduzione della pubblicità e del consumismo (il cupo fingerpicking di “Pseudonymous”).
Per Barry Dolan la felicità è in fondo racchiusa in quei rapporti umani che ci donano emozioni e ci aiutano ad andare avanti. Gli bastano i pochi accordi di “For Dave Fisher” per omaggiare un amico scomparso con il quale ha condiviso emozioni e canzoni, mentre nella più robusta e spensierata “Jools’ Annual Hootenanny” l’oggetto delle riflessioni sono il rapporto sentimentale e il rispetto che è alla base di un legame duraturo. Dopotutto il tempo, come la vita, scorre immutabile, offrendo slanci ed emozioni, gli stessi che agitano la pur quieta “The Sirens Of Time” e che contrassegnano un album folk-rock potente e originale, un disco controcorrente che merita di essere ascoltato.

17/02/2026




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