Marche

«Nome usato per catturare attori ai casting»

ANCONA Schrödinger ha fatto scuola. Il gatto contemporaneamente vivo e morto postulato dal fisico austriaco è approdato nelle Marche. E il paradosso stavolta si traduce in un film – il titolo, manco a farci a posta, è La gatta con lo zaino – in cui Ornella Muti nel cast c’è e non c’è, contemporaneamente. Com’è possibile, vi starete chiedendo? Ora vi raccontiamo la traduzione nel concreto del modo di dire «quando la realtà supera la fantasia». Pure quella cinematografica. Per ricostruire la cronistoria del farsesco cortocircuito, dobbiamo riavvolgere il nastro al 2024, quando Fondazione Marche Culturabraccio operativo della Regionepubblica il bando “Incentivi per lo sviluppo della filiera audiovisiva” finanziato con 3 milioni di euro di fondi Pnr-Fesr 2021-27.

 

È solo l’inizio

Tra i vincitori dei finanziamenti, nella sezione “film e serie”, c’è anche «La Gatta Nello Zaino: una storia di rinascita tra le meraviglie delle Marche», si legge sul sito di Marche Film Commission. Già in questo step embrionale vale la pena di notare la prima singolarità: la gatta inizialmente «nello» zaino, nella fase dei casting pubblicizzati nel mese in corso è «con» lo zaino. Schrödinger stava già facendo capolino. Il film si aggiudica un finanziamento di 237.300 euro da Fondazione Marche Cultura: il regista è Angelo Antonucci, che domani sarà ad Ancona per presentare un film da lui prodotto (A se stesso) che vede come protagonista Natasha Stefanenko. Anche in questo caso, c’è il contributo della Regione tramite Pnr-Fesr e Fondazione Marche Cultura e le scene sono state girate tra Senigallia, Fabriano e Gradara nella nostra regione.

L’annuncio uscito anche sul Corriere Adriatico –> Film con la Muti in città, venerdì il casting per fare la comparsa: le riprese a maggio

Per La gatta con lo zaino, invece, le riprese sono previste tra l’11 maggio e il 10 giugno tra la provincia di Ancona, all’ombra del Conero, e a Sant’Elpidio a Mare, nel Fermano. Di questo film, Antonucci è regista: nelle sue biografie online si legge come abbia lavorato, tra gli altri, con attori del calibro di Nino Manfredi e Lando Buzzanca. Ecco dunque perché, quando l’8 gennaio scorso invia un messaggio al presidente di Marche Film Commission Andrea Agostini per comunicargli che si stanno per aprire i casting e che tra gli attori ci sarà anche Ornella Muti, l’organismo regionale non fa una piega e pubblica sui suoi social l’invito a partecipare ai provini con tanto di foto della diva italiana. Con la frase «nel cast, anche l’iconica Ornella Muti, una leggenda del cinema».

Tutto precipita

Ma se andaste a controllare ora, notereste come dal sito di Marche Film Commission sia sparito ogni riferimento alla diva, mentre sui social resti la foto senza però nomi o riferimenti alla sua presenza nel cast. «Ho appreso della presenza della Muti da un messaggio whatsapp del regista Antonucci – ricostruisce Agostini – Marche Film Commission, come da loro indicazioni, ne ha dato informazione sui social. Abbiamo fatto comunicazione digital su Instagram, Facebook e sito. Poi, il 15 gennaio, il regista contatta i nostri uffici per mandare una diversa foto della Muti, dicendo che quella pubblicata non era gradita all’attrice. Infine, il 16 gennaio, chiede agli uffici di togliere ogni riferimento alla diva. Ma rimuovere la foto dai social non è stato possibile per via delle sponsorizzazioni». Nel frattempo, dall’avvocato di Ornella Muti – Antonio Pelle, dello Studio Legale Pelle di Locri, Reggio Calabria – arriva la smentita di una partecipazione dell’attrice al progetto, asserendo come «non sia legittimo associare il nome e l’immagine della mia assistita ai casting per i ruoli secondari del film in questione, risultando ciò un improvvido tentativo di catturare i destinatari dell’informazione usando, senza consenso alcuno, il richiamo alla notoria levatura internazionale della professionalità artistica della signora Muti».

Cosa non va

L’avvocato lamenta come «Marche Film Commission sia stata improvvida a diffondere la nota con foto e nome di Ornella Muti ancora prima di qualsiasi sottoscrizione». Ricostruisce che «c’è stata una trattativa per la partecipazione al film, non da protagonista, ma non è andata a buon fine». Perché? «Dopo la diffusione della nota, la mia assistita non l’ha presa bene perché l’utilizzo del nome e della foto non erano autorizzati. E alla fine ha deciso di non aderire al progetto». E ancora: «Marche Film Commission ha bruciato ogni possibilità. Non c’erano in essere contratti o pre-contratti, nessuna conferma scritta per partecipare al film. Che la trattativa non si fosse ancora concretizzata era chiaro anche al regista, perfettamente consapevole della cosa». E la chiosa beffarda: «Prima di avere il gatto nello zaino, avrebbero dovuto verificare meglio».

Le posizioni

Dal canto suo, Antonucci – forte di una serie di messaggi e screenshot con l’attrice e il suo agente – racconta una storia diversa: «Fin dal mese di ottobre abbiamo avuto telefonate con il suo referente Vincenzo Iannone e con la stessa Ornella Muti che ci comunicava di aver letto e gradito la sceneggiatura ed il suo ruolo». Non da protagonista: nei piani, avrebbe dovuto interpretare la mamma del protagonista, partecipando alle riprese per 3-4 giorni in totale. «Esiste una bozza contrattuale con indicazioni precise di compenso e altri dati che era prossima alla ratifica, dopo alcune aggiunte fatte da noi come produzione che riguardavano la promozione del film ed altre clausole».

Gli stracci

Un compenso che si sarebbe aggirato sui 15mila euro. «Pertanto – conclude Antonucci – confermiamo che non era la protagonista del film, mentre precisiamo che a livello di scrittura gli accordi verbali erano già stati ampiamente presi e trascritti nella bozza contrattuale». Che ora resterà lettera morta dal momento che Muti ha sbattuto la porta in faccia a regista, Marche Film Commission e pure alla povera gatta nello zaino. «Sono cose che succedono spesso», alza le braccia il presidente Agostini. In realtà, di solito se un attore viene inserito nel cast di un film, poi quel film lo gira. Ma in questo mistero buffo, nulla ha senso. Schrödinger infila il gatto nello zaino e prende spunto per le sue teorie dalle Marche dei paradossi.




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