Piemonte

Nodes, la spinta del Politecnico di Torino: 500 progetti e 112 milioni per innovare il Nord Ovest


Sistemi avanzati di monitoraggio basati sull’intelligenza artificiale per individuare in maniera tempestiva gli incendi e aumentare la sicurezza ambientale, come nel progetto Sad. Soluzioni innovative per il benessere lavorativo in ambienti montani, capaci di ottimizzare produttività e qualità della vita nei contesti di lavoro remoto e indoor, come nel progetto Wow. E ancora, “Uovo circolare” che introduce un modello di allevamento sostenibile, basato sull’utilizzo di larve di insetti come fonte proteica alternativa per le galline. Oppure “Lorawine”, un sistema avanzato di tracciabilità per la filiera vitivinicola piemontese, grazie a sensori distribuiti nei vigneti in grado di monitorare condizioni agro-climatiche e migliorare qualità e sostenibilità della produzione.

Sono solo alcuni dei progetti sviluppati nell’ambito di Nodes – Nord Ovest Digitale e Sostenibile, l’Ecosistema dell’innovazione finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso il PNRR. Il modello è articolato in sette Spoke tematici dedicati a settori strategici – dall’aerospazio alle tecnologie green, dall’agroindustria alla montagna digitale, fino al turismo, alla cultura e alla salute – e ha visto il Politecnico di Torino, ateneo capofila, altri sei atenei tra Piemonte, Valle D’Aosta e Lombardi. Nel complesso il programma ha portato sul territorio 112 milioni di euro di investimenti e ha coinvolto 1.200 persone tra ricercatori, docenti e innovatori, 300 piccole e medie imprese e ha dato vita a oltre 500 progetti. A questi si aggiungono 17 brevetti e 51 prototipi e 862 pubblicazioni scientifiche, oltre a 491 nuove assunzioni, quasi la metà donne e il 67% under 35.

Dal bilancio finale emerge un impatto significativo sul sistema produttivo: il 92% delle imprese coinvolte ha sviluppato nuovi prodotti o servizi o ha innovato quelli esistenti, l’89% ha introdotto innovazioni di processo e il 79% ha coinvolto giovani neolaureati o alla prima esperienza professionale.

«Non è scontato che gli atenei di una stessa area lavorino insieme – il commento di Stefano Corgnati, rettore del Poli e presidente dell’Hub Nodes -. Con queste misure si amplificano le opportunità e la capacità di intercettarle e abbiamo dimostrato che le università sono state in grado di gestire bene i fondi, creando anche un’eredità di saperi, di innovazione e di reti»

Per Chiara Ferroni, direttrice generale dell’Ecosistema, il risultato più importante «non è solo nei numeri raggiunti ma nei legami che abbiamo costruito e che continueranno a generare valore anche oltre la conclusione del programma».


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