Nobel per la pace Mohammadi condannata a 7 anni e mezzo di carcere in Iran

La premio Nobel per la pace 2023 Narges Mohammadi, arrestata a dicembre insieme ad altri attivisti, è stata condannata a sei anni di carcere in Iran con le accuse di “raduno” e “collusione”, a un anno e sei mesi per attività di propaganda e in più per due anni non potrà lasciare il Paese e dovrà stare lontana dalla città di Khosf. Lo ha reso noto il suo avvocato. Stava già scontando una pena di 13 anni e nove mesi al carcere di Evin a Teheran per accuse legate alla sicurezza nazionale. Nel 2025 era stata rimessa in libertà per motivi di salute ma a metà dicembre era stata nuovamente arrestata ed era tornata in prigione. Qualche giorno fa ha annunciato un nuovo sciopero della fame per protestare contro la detenzione. Le autorità iraniane hanno intanto arrestato anche tre figure del campo riformista, tra cui il capo della coalizione iraniana del Fronte Riformatore Azar Mansouri. Secondo l’agenzia di stampa Fars “le accuse contro questi individui includono attacchi all’unità nazionale, presa di posizione contro la Costituzione, coordinamento con la propaganda nemica, promozione della resa, deviazione di gruppi politici e creazione di meccanismi sovversivi segreti”.
La vincitrice del Nobel ha più volte accusato il regime iraniano di reprimere il dissenso di attivisti, giornalisti e critici, specialmente dopo il cessate il fuoco con Israele. La scorsa estate, come denunciato da Jorgen Watne Frydnes, presidente del Comitato del Nobel, ha fatto sapere di essere stata “minacciata direttamente e indirettamente di ‘eliminazione fisica’ da agenti del regime’” se non avesse smesso di sostenere la democrazia e i diritti umani.
Teheran sta conducendo colloqui con gli Stati Uniti sul nucleare. Domenica però il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, ha espresso dubbi sulla ‘serietà’ di Washington nel proseguire i negoziati, perché al momento non è stata ancora annunciata alcuna data per il nuovo incontro. “L’imposizione di nuove sanzioni e alcune azioni militari sollevano dubbi sulla serietà e sulla disponibilità della controparte a condurre negoziati autentici”, ha dichiarato il capo della diplomazia durante una conferenza stampa a Teheran aggiungendo che il suo Paese “valuterà tutti i segnali”. Comunque nulla fermerà l’arricchimento nucleare, “neppure in caso di guerra”, ha detto Araghchi. La pressione militare americana “non intimorisce” la Repubblica islamica, ha aggiunto.
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