No social agli under 15i, Novara: “Serve una legge chiara, l’Italia è in ritardo”

La proposta di legge francese che vieterebbe l’uso dei social media ai minori di 15 anni viene accolta con favore da Daniele Novara, pedagogista e direttore del CPP, che da tempo sollecita una presa di posizione più netta anche in Italia.
“Il Parlamento francese ha fatto un passo deciso, come già accaduto in Australia e Danimarca. Si tratta di un intervento concreto, applicabile, non come quello italiano, legato a norme sulla privacy che restano sistematicamente disattese” – ha dichiarato.
Insieme ad Alberto Pellai, Novara ha promosso una raccolta firme che ha superato quota 110.000, chiedendo due misure precise: niente smartphone prima dei 14 anni, e accesso vietato ai social fino ai 16.
La retorica dei nativi digitali mostra i suoi limiti
Secondo Novara, si sta affermando una consapevolezza nuova. “La visione ingenua dei cosiddetti nativi digitali comincia a lasciare spazio a un approccio più realistico e più attento alla tutela dei minori”. Il riferimento è all’eccesso di esposizione che caratterizza ormai le giornate di molti adolescenti.
Ore trascorse sui social che, secondo lui, si traducono in un logoramento progressivo delle risorse personali: “Quando un tredicenne passa otto ore al giorno davanti allo smartphone, si spegne. La sua vita scolastica, e non solo quella, ne esce devastata”.
Il rischio di un sistema fuori controllo
Oltre alla questione educativa, Novara non ignora la dimensione economica e politica. I social, osserva, si basano su logiche di business che vanno ben oltre l’intrattenimento. “Ci troviamo davanti a congegni capaci di orientare le opinioni e condizionare la sfera pubblica. L’Europa deve tenere alta l’attenzione”.
Il modello francese, in questo senso, potrebbe rappresentare un punto di svolta. Non solo per l’efficacia del provvedimento in sé, ma per la scelta di uscire dall’impasse.
Un appello alla politica italiana
In Italia, però, tutto sembra bloccato. “Abbiamo bisogno che la politica si svegli” – è il messaggio che Novara rivolge a governo e Parlamento. Un appello diretto, che si chiude con un’esortazione: “In Europa e in Australia si è deciso. L’opinione pubblica italiana è favorevole. Cos’altro stiamo aspettando?”.
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