Emilia Romagna

No al referendum “anche dove la città è più stressata”, il PD guarda a Palazzo d’Accursio


Per il Partito Democratico di Bologna, il trionfo del “No” al referendum è una vera e propria scossa che ridisegna i rapporti di forza in vista delle sfide elettorali del prossimo biennio. 

Nella conferenza stampa convocata nella sede di via Andreini, il segretario provinciale Enrico Di Stasi non ha nascosto soddisfazione per un dato che vede Bologna e il suo hinterland come capofila del fronte contrario alla separazione delle carriere.

“Non sprechiamo”

“Un quadro entusiasmante per i risultati che sono arrivati, sarei per non sprecarlo”, osserva Di Stasi, mettendo subito in chiaro che il successo ai gazebo e nelle urne deve diventare capitale politico. “Non vogliamo mettere il cappello a questa vittoria perché l’abbiamo costruita tutti insieme, ma questo risultato è una buona base di ragionamento sia verso le politiche sia verso le amministrative di Bologna”. L’obiettivo dichiarato è quello di non disperdere l’energia accumulata: “Non dobbiamo smobilitare questo spirito, ma implementare un lavoro verso la definizione di un progetto alternativo a quello di Meloni”.

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Per Di Stasi, la vittoria netta è arrivata “anche in zone toccate dai cantieri e da tensioni sulla sicurezza. Ogni momento elettorale ha la sua specificità, ma per noi vedere alta affluenza e risultati positivi anche dove la città è stata più stressata ci fa immaginare che non ci sia una distanza tra la città e il centrosinistra”. Tuttavia, il segretario resta coi piedi per terra guardando al voto comunale del 2027: “Sarà un percorso in salita, nel quale dovremo fare il nostro lavoro impegnandoci ancora di più, ma voglio vedere il bicchiere mezzo pieno”.

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Il richiamo ai giovani e la “mano tesa” ai dissidenti

La vera sfida del “nuovo corso” sarà intercettare la spinta dei nuovi elettori: “C’è una generazione che chiede cittadinanza”, ha spiegato Di Stasi, sottolineando la partecipazione di «tantissimi giovani che hanno partecipato anche con il voto”.

Non manca però una stoccata, a quell’area del centrosinistra che si era schierata per il Sì: “Non tutti avevano compreso il valore politico di questo referendum”, ha osservato il segretario, ribadendo che schierarsi per il No “non era una scelta scontata, ma il coraggio della segretaria nazionale ci ha spinto in una battaglia che andava molto al di là della separazione delle carriere”.

L’onda d’urto in Appennino

A dare manforte alla tesi della mobilitazione capillare è intervenuto Cesare Savigni, responsabile della montagna e delle iniziative politiche. I numeri parlano di 400 banchetti e di un Appennino che ha risposto con una partecipazione al 65%.

“I voti sono lì, basta andarseli a prenderli”, ha incalzato Savigni, facendo notare come il No abbia prevalso in nove Comuni su dodici, espugnando simbolicamente anche roccaforti del centrodestra come Monzuno, Vergato e San Benedetto: “Si è mobilitato un mondo che non partecipava al voto e con cui dobbiamo continuare a dialogare per dare continuità a questo risultato”. Lo riferisce la Dire. 

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