No al dibattito sul referendum giustizia al carcere della Dozza

Mancato via libera a un incontro informativo sul referendum sulla giustizia che si sarebbe dovuto svolgere il 10 marzo alla Casa Circondariale di Bologna (carcere della Dozza). L’iniziativa, organizzata dalla Camera Penale di Bologna “Franco Bricola” insieme all’Osservatorio “Diritti umani, carcere e altri luoghi di privazione della libertà”, è stata bloccata – secondo quanto riferito agli organizzatori – per non meglio specificate “ragioni di opportunità”.
L’evento avrebbe previsto un confronto pubblico e pluralista sulle ragioni del “Sì” e del “No” al referendum. A intervenire sarebbero stati Pier Luigi Di Bari, già presidente del Tribunale del Riesame, per illustrare le ragioni del “No”, e l’avvocata Rosa Ugolini, componente del direttivo della Camera Penale, per il “Sì”.
Secondo la Camera Penale, lo scopo dell’incontro era offrire ai detenuti un’informazione completa sul tema referendario. “La finalità dell’evento sarebbe stata quella di offrire ai detenuti un’informazione adeguata sul tema referendario, nel pieno rispetto del contraddittorio tra diverse posizioni di pensiero”, si legge nel comunicato, sottolineando il valore civico dell’iniziativa, rivolta a persone che, pur private della libertà personale, mantengono il diritto di voto: “Si trattava di uno spazio di discussione civile e democratica di particolare valore, soprattutto perché rivolto a persone private della libertà personale, ma non del diritto di voto”.
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Da qui la sorpresa per lo stop arrivato a ridosso dell’appuntamento: “Sorprende, e non poco, che un momento di tale spessore venga sacrificato sull’altare di generiche e non meglio specificate ‘ragioni di opportunità’, peraltro a ridosso della data prevista per l’evento”.
Referendum giustizia, voci a confronto: le ragioni del sì e del no, punto per punto
Nel comunicato il direttivo della Camera Penale e l’Osservatorio carcere chiedono al Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria dell’Emilia-Romagna “quali siano, in concreto, le ‘ragioni di opportunità’ che ostano a un’iniziativa che avrebbe rappresentato un esempio virtuoso di apertura del carcere alla società e di promozione dell’educazione civica”.
Il comunicato si chiude con un richiamo al dettato costituzionale sulla funzione rieducativa della pena: “Se davvero il carcere deve essere – come la Costituzione prescrive – un luogo orientato alla rieducazione e al reinserimento sociale, appare difficile comprendere per quale motivo si debba rinunciare proprio a quelle occasioni in cui la democrazia riesce, finalmente, ad attraversare anche le mura dell’istituzione penitenziaria”.
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