Lazio

No al cemento nell’area Ama, dateci un parco

Tra via Francesco Acri e piazzale Caduti della Montagnola, l’ex area Ama è diventata il nuovo terreno di scontro tra Palazzo Senatorio e i residenti.

Un fazzoletto di città oggi segnato da capannoni degradati e immobili destinati all’abbattimento, ma che per il Campidoglio rappresenta una scommessa di rigenerazione urbana. Per una parte del territorio, invece, è l’ennesima “colata di cemento”.

La delibera approvata il 15 maggio dall’Assemblea Capitolina disegna un progetto polifunzionale: nuove residenze private fino al 50% della superficie, uno studentato, una residenza per anziani, un presidio socio-sanitario e negozi di vicinato.

Accanto ai servizi, il ritorno degli uffici Ama e una sede per il Museo delle auto storiche della Polizia di Stato, rimasto senza casa dopo l’addio all’ex Fiera di Roma. Nel piano è prevista anche una piazza e un’area verde di circa 7mila metri quadrati.

Sulla carta, un intervento di ricucitura urbana. Nella percezione di molti abitanti della Montagnola, invece, un’operazione ad alta densità che rischia di cambiare per sempre l’equilibrio del quartiere.

È nato così il “Comitato Ama Montagnola – No altri palazzi”, che chiede il ritiro della delibera e la trasformazione integrale dell’area in parco pubblico. “Qui non serve altro cemento – spiegano – ma un polmone verde vero”. Secondo le stime degli attivisti, il progetto potrebbe portare tra gli 800 e i 1.700 nuovi residenti nel quadrante, un carico antropico ritenuto insostenibile in una zona già densamente abitata.

Le preoccupazioni si concentrano su traffico, inquinamento e qualità urbana. “L’aumento di auto sarà inevitabiledenunciano dal Comitatoe i parcheggi sotterranei impediranno la piantumazione di alberi ad alto fusto.Il verde promesso rischia di essere solo ornamentale, con suolo impermeabilizzato e scarsa capacità di contrastare le isole di calore”.

Il timore è che la parola “rigenerazione” si traduca in una nuova espansione edilizia senza un adeguato potenziamento dei servizi e delle infrastrutture.

La protesta non resterà confinata alla Montagnola. Il 28 febbraio il Comitato sfilerà insieme agli attivisti che si oppongono al progetto del fondo Hines sugli ex Mercati Generali: un corteo da largo delle Sette Chiese per contestare, spiegano i promotori, “una visione della città che privilegia il profitto degli investitori rispetto alla salute e al futuro dei residenti”.

Sul fronte istituzionale, il presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri, non chiede lo stop totale, ma invoca garanzie stringenti.

“Serve un cronoprogramma chiaro e controlli puntuali – sottolinea – ma soprattutto una ridefinizione della viabilità e del trasporto pubblico. Non si possono accogliere nuovi abitanti senza verificare la tenuta dei sottoservizi e la capacità delle strade di assorbire il nuovo carico”.

La partita è appena iniziata. Da una parte il Campidoglio, che punta a trasformare un’area degradata in un polo misto tra abitazioni, servizi e cultura. Dall’altra un quartiere che teme di perdere l’ultimo margine di respiro urbano.

Nel mezzo, 20mila metri quadrati che oggi raccontano il conflitto più attuale della Capitale: come crescere senza soffocare.

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