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Nicola Pietrangeli: il talento, la mondanità e quella Davis indimenticabile

Ha resistito fino all’ultimo contro la malattia, la cecità, la vecchiaia. Persino contro la morte del figlio Giorgio, l’ultimo grande dolore. Poi, dopo la vittoria degli azzurri in Coppa Davis a Bologna, se n’è andato: Nicola Pietrangeli – la leggenda, il maestro, il talento, il capitano di quella squadra che per la prima volta regalò all’Italia l’Insalatiera – è morto dopo settimane di ricovero in ospedale.

Una vita che sembra un romanzo, dalla nascita a Tunisi all’arrivo in Italia, dalle vittorie sui campi più prestigiosi alla mondanità (non si contano le feste e le serate con gli amici del mondo dello spettacolo), dalla capacità di unire i suoi ragazzi a quella di alimentare la polemica nella cruciale stagione del ’76, fino alla presenza costante sugli spalti ad applaudire le nuove generazioni (sempre con gli occhiali neri a proteggere gli occhi feriti). Ha raggiunto ora l’altra protagonista di un’epoca irripetibile, e sua grande amica: Lea Pericoli, scomparsa due anni fa.

Tennis, Pietrangeli: “Ho battuto il cancro ma non la vecchiaia”

Pietrangeli ha vinto nell’era di campioni come Rod Laver, quando il tennis era più estro che potenza, e per anni è stato l’unico ad averci regalato due titoli sulla terra rossa del Roland Garros (1959 e 1960) e due al Foro Italico (dove un campo porta il suo nome), fino a quando non è arrivato un certo Adriano Panatta, il figlio del custode del suo circolo, a rubargli lo scettro e a sfidarlo. Talentuoso e bello come Nicola. Il quale per lunghi anni, quelli in cui non c’era la classifica computerizzata, ha dominato il tennis italiano e non solo. Rivelandosi prodigioso anche in doppio, con il suo rovescio fulminante. In coppia con Orlando Sirola vinse il Roland Garros e arrivò in finale a Wimbledon (persero con Lew Hoad e Ken Rosewall). Sull’erba in singolare conquistò la semifinale, per lungo tempo il miglior risultato azzurro: Panatta non andò mai oltre i quarti, Berrettini è arrivato all’ultimo atto solo nel 2021.

Addio a Nicola Pietrangeli, icona del tennis italiano

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Il capolavoro fu la Davis, mai portata a casa da giocatore (due finali perse con l’Australia) ma agguantata da capitano nel ‘76: il dream team Panatta-Bertolucci-Barazzutti-Zugarelli gli riconosce il merito di averla prima di tutto giocata, nel Cile di Pinochet. Fu Pietrangeli a battersi per quella trasferta, osteggiata dalla politica e dalla società civile, come racconta la serie Una squadra di Domenico Procacci. La seconda fase della sua vita è stata quella degli onori, della memoria, dei tributi per quello che ha rappresentato. Anche della malinconia di chi sa di essere stato un campione e vive nel ricordo di anni straordinari. Sarai nel cuore di tutti noi, Nicola.


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