Società

Nicola Lagioia: «Quando scrivevo La città dei vivi la notte non dormivo: oggi sono in equilibrio. Lasciare la direzione del Salone del Libro è stato un sollievo, ma dobbiamo fare di più perché i libri oggi vendono poco»

Nel libro parla molto del suo rapporto con Roma: in questi cinque anni è cambiato?
«Il mio rapporto con Roma è cambiato mentre scrivevo il libro, nel senso che a un certo punto mi sono arreso: Roma o la rifiuti e te ne vai, perché comunque è una città che ha mille difficoltà, oppure la accetti come uno di quei rapporti sentimentali in cui approvi i tradimenti dell’altro pur continuando a volergli bene. Ecco, a Roma, una città di una bellezza incredibile, continuo a voler bene, ma devo accettare che ogni tanto mi tradisca e non si curi di me».

Lei ha lasciato Bari a 23 anni: qual è la sua casa, oggi?
«Roma, forse perché ci vivo e ho qui i miei affetti, da mia moglie a mia figlia di 21 mesi. Da Bari riesco a stare lontano anche se poi sono felicissimo di tornare. Allontanarmi da Roma mi pesa un po’ di più».

Che cosa la lega ancora a Bari?
«Un sacco di amici, familiari, parenti, e le origini ovviamente. Avendo vissuto i primi 23 anni di vita a Bari, tutte le esperienze fondamentali le ho fatte lì».

Le è mai stata stretta?
«No perché, quando ero ragazzino, Bari mi sembrava gigantesca, e andare in giro per i quartieri significava fare esperienza. Se sono andato via è stato solo perché volevo lavorare con i libri e per farlo dovevo spostarmi o a Roma o a Milano».

Lei pubblica un libro ogni cinque o sei anni: il 2026 sarà l’anno del prossimo?
«Sì: sto lavorando a un romanzo che ho già finito di scrivere e riscrivere».

Intanto ha salutato l’esperienza di direttore del Salone del Libro di Torino: è stato più una sofferenza o un sollievo finire questo incarico?
«Un sollievo. Sono stati sette anni bellissimi perché mi è stato affidato il Salone in condizioni non proprio ottimali e ho avuto la fortuna di poterlo salvare addirittura tre volte. La prima volta quando è arrivato Tempo di libri a Milano; la seconda quando il Salone ha vinto la sfida con Milano ma ha perso la sfida con sé stesso, cercando di mettere ordine tra i vari debiti degli anni precedenti; e la terza dopo il Covid, che ha rilanciato la manifestazione in maniera molto più forte di quanto credessi. Tutto questo è stato motivo di grande soddisfazione, anche se sono stati anni molto faticosi, sia fisicamente che psicologicamente».


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »