Nicholas Brendon, l’altra faccia di Xander Harris: i problemi di alcol iniziati con Buffy e gli interventi chirurgici tra Criminal Minds e Private Practice
Nicholas Brendon è morto nel sonno per cause naturali all’età di 54 anni. A comunicarlo è stata la sua famiglia sottolineando che non ha sofferto e ha sempre vissuto la propria vita con passione e attaccamento. Frasi di circostanza che servono a rendere noto ai fan quanto i sorrisi avessero preso il sopravvento nella vita dell’interprete nato a Los Angeles nel 1971. Una vera e propria Odissea la sua, intrisa di passione per la recitazione e altre innumerevoli suggestioni da portare avanti.
La prima riguarda una sua grande passione, il baseball che seguiva assiduamente. Il suo più grande sogno, in gioventù, era diventare un giocatore professionista. Brendon guardava le partite e provava a immaginare come sarebbe stato con la divisa ufficiale di qualche grande squadra, nel frattempo faceva provini per realtà più piccole che avrebbero potuto garantirgli il grande salto. Da amatore a professionista. Il fisico c’era, così come la volontà.
Nicholas Brendon tra baseball e recitazione
In mezzo, come accade spesso nelle favole senza lieto fine, ci si è messo il destino: una ferita a un braccio, nel suo periodo migliore, lo costrinse a cambiare obiettivo. Subito prima dei vent’anni. Una vera e propria beffa difficile da digerire. L’ansia e la paura di un avvenire che sembrava non riuscire a comporre alcun disegno lo hanno portato ad aumentare un suo apparente punto debole: la balbuzie.

Nicholas Brendon, infatti, ha sempre avuto (sia in gioventù che in età adulta) problemi a parlare. Balbettava troppo spesso, gli esperti – anche alcuni psicologi con un Curriculum considerevole – hanno attribuito la condizione a uno stato di perenne insicurezza e stress dovuto ai traumi che ha subìto consapevolmente o meno.
La fine della carriera sportiva e le difficoltà dialettiche
La fine della carriera sportiva, troncata praticamente sul nascere, non per sua volontà gli ha aperto una ferita quasi impossibile da cicatrizzare. Provare a metterci una pietra sopra diventava, così, un obbligo morale e concettuale: a distrarlo positivamente ci ha pensato la recitazione. Brendon amava i film anni ’80 ed era affascinato dalle commedie, quindi ha pensato che provare a intraprendere il viatico della recitazione non fosse una cattiva idea. I corsi con i massimi esperti – in America, ma anche nel Regno Unito – gli hanno permesso di ridurre una tendenza che in gioventù gli ha chiuso moltissime porte.

La dialettica è importate e può fare la differenza. Nicholas lo sa bene, ne sono consapevoli anche i produttori e i responsabili casting. I quali inizialmente lo scartano, una serie di le faremo sapere e teniamoci in contatto che non hanno portato a nulla. Gli anni passano e, dopo 1825 giorni di tentativi, Brendon cambia strada professionale fortemente deluso dalle “politiche” di Hollywood. Celebre un suo sfogo che rimase alla memoria di qualche cultore.
Buffy – L’ammazzavampiri, una ribalta insperata
Oltre il cinema e il teatro, il ragazzo di Los Angeles tenta diverse strade: arriva persino a fare l’assistente idraulico, dopo aver provato a cimentarsi in qualità di addetto alle pulizie, consulente familiare, cameriere e assistente alla produzione per il programma televisivo. Nell’arco di queste possibilità tenta un ultimo provino, quello per Buffy – L’ammazzavampiri, e incredibilmente (“Non mi aspettavo proprio di riuscire a passare”, rivela l’interprete anni più tardi), va bene. Le porte del successo per Brendon non sono ancora chiuse. Il ruolo è quello che tutti – ancora oggi – conosciamo: Xander Harris, l’amico sconclusionato e sognatore di Buffy. Cacciatrice di vampiri interpretata dall’attrice Sarah Michelle Gellar.
Il sodalizio funziona perchè Nicholas Brendon riesce a mettere tutto sè stesso in una parte che sentiva sua, persino la balbuzie (ormai dominata) non era un problema. La natura del personaggio faceva sì che le storture interpretative diventassero un valore aggiunto. Balbettare, di tanto in tanto, quindi, non era strano ma caratteristico. Infatti, ancora adesso, quel personaggio è sopravvissuto alla memoria degli appassionati. Popolare e ben voluto tanto quanto Buffy. Proprio questo tipo di ribalta porta l’attore a impegnarsi anche su un altro fronte. Durante un raduno con i fan della serie, infatti, affermò di voler diventare Presidente onorario della “Settimana di consapevolezza della balbuzie”, organizzata dalla Stuttering Foundation of America. Incarico che portò avanti per 3 anni consecutivi.
Il successo e la dipendenza da alcol
Subito dopo la precarietà, il senso di inadeguatezza, il timore di non farcela più. La celebrità ottenuta con Buffy – L’ammazzavampiri era diventata “scomoda”. Nessuno, inizialmente, lo chiamava per altri ruoli e i fantasmi del passato tornavano a bussare alla porta. Brendon non voleva rinunciare alla carriera di attore. Ci era già passato e non intendeva fare un “bis”.
Un lutto – per restare in tema di rimpianti – già vissuto con il baseball e con quel rifiuto a 20 anni ricevuto da certi ambienti di Hollywood. Troppo ricadere in un baratro nuovamente a portata di mano. Allora cominciano le dipendenze da alcol: feste, cocktail e deriva psicosomatica che – in qualche maniera – ha contribuito a un altro tipo di patologia. La sindrome della cauda equina che consiste nella compressione dei nervi spinali della zona lombare.
La sindrome della cauda equina
L’alcol non è direttamente correlato a questa situazione, ma l’abuso di alcolici ha portato alla mancanza di coordinazione per via del rallentamento dei riflessi dovuto alla sovrabbondanza di bevande dall’importante tasso alcolemico. Al punto che dai primi anni del Duemila in poi Brendon ha iniziato un percorso riabilitativo per debellare le proprie dipendenze. Via crucis personale che lo ha condotto verso nuovi lidi e altre forme di sperimentazione. L’alcol, al termine di un lungo percorso, non era più un problema. La cauda equina, tuttavia, continuava a incidere sulla sua vita professionale.
Numerosi sono stati gli interventi chirurgici a cui ha dovuto sottoporsi. Parentesi che spesso lo hanno costretto a fare delle scelte importanti che hanno coinciso con la rinuncia di incarichi importanti. Non solo Buffy, tuttavia, nel suo Curriculum di successi: American Dragon, Lobster Alice, Criminal Minds e Private Practice. L’interprete di Los Angeles ha recitato anche accanto a nomi importanti del jet-set americano diventati anche grandi amici. In primis Bradley Cooper e poi Noah Wyle che oggi vediamo in The Pitt.
“Due gocce d’acqua”
Non perdere determinati crocevia professionali era importante, anzi: fondamentale, per sopravvivere. Non solo sul piano economico. Quindi qualche volta, per spuntarla ai provini, Brendon ha contattato suo fratello gemello Kelly Donovan Schultz (più vecchio di soli 3 minuti) per sostenere colloqui e provare scene al suo posto. Infatti il ‘collega’ – se così può essere definito – è comparso anche in un episodio di Buffy dal titolo “Due gocce d’acqua”.
La storia di Nicholas Brendon è fatta di luci, ombre, treni persi e presi al volo. Tanti rimpianti e qualche momento di gloria. L’ultima parte della sua vita è stata piuttosto serena. Era riuscito a fare i conti con le proprie cicatrici e trovare, finalmente per lui e chi ha avuto l’opportunità di averlo accanto, una pace che avrebbe portato a nuove sfide e ulteriori possibilità sia sul piano emotivo che in ambito professionale. Poi il malore nella notte e il cordoglio di amici e colleghi.
Plot twist
La parabola storica dell’interprete, a giudicare dai suoi successi e qualche traguardo mancato di troppo, sembra quella di un professionista pronto a tutto destinato a inseguire una felicità coincidente con il palcoscenico e la telecamera. Nel momento in cui l’aveva trovata è sopraggiunto il plot twist per antonomasia, un’uscita di scena improvvisa che non cancella i sacrifici e la volontà di chi – a modo suo – è riuscito a essere un’icona. Un uomo felice, talvolta, è solo un sognatore che non ha mai mollato e Brendon di sognare non ha mai smesso.




