Cultura

New Found Glory – Listen Up!

Le dieci tracce di “Listen Up!”, il dodicesimo album dei New Found Glory, sono state scritte e registrate in un periodo nero per la band statunitense. Anni difficili, segnati dalla dura lotta contro il tumore del chitarrista Chad Gilbert, che nel 2022 si è sottoposto a un intervento per la rimozione di un feocromocitoma maligno e nel 2025 è dovuto tornare a curarsi per una metastasi. Per sua fortuna il peggio sembra ormai alle spalle: raggiunta la proverbiale luce in fondo al tunnel, i New Found Glory tornano finalmente a farsi sentire a ben sei anni di distanza dall’ultimo full-length.

Credit: Bandcamp

Il male affrontato dall’ex marito di Hayley Williams è al centro di molti testi del disco, ma le atmosfere predominanti restano quelle colorate e positive del pop punk più scoppiettante. “Listen Up!” è un concentrato di energia e melodia che sembra provenire direttamente dai primi anni 2000, epoca in cui il gruppo di Coral Springs dominava le classifiche. Pura retromania per trentenni e quarantenni nostalgici, nonostante la buona volontà di Jordan Pundik e soci che, fortunatamente, non si limitano a svolgere il compitino o a confezionare una copia carbone dei propri cavalli di battaglia.

È un pop punk d’antan ma ancora vivace e incisivo, libero da quelle costrizioni mainstream che spesso tarpano le ali agli artisti più inclini a pigiare il piede sull’acceleratore. Ai New Found Glory di “Listen Up!” non dispiace andare giù pesante senza snaturarsi, grazie a un sound robusto in stile Offspring (perfezionato in cabina di regia dal produttore Steve Evetts) e a una serie di riffoni di scuola hard & heavy (degni di nota quelli di “A Love Song” e “Laugh It Off”).

Non manca il retrogusto dolceamaro tipico dell’emo “da classifica” – “Dream Born Again” non sfigurerebbe nella colonna sonora di un teen movie di vent’anni fa – ma c’è spazio anche per qualche sorpresa, come il finale in salsa hardcore punk di “Beer And Blood Stains” o i vaghi richiami ai Pixies nella linea di basso di “Medicine”. Nel complesso, un album legato a schemi triti e ritriti ma comunque ben fatto e gradevolissimo. Considerate le drammatiche premesse, non era affatto scontato.


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