Economia

Netflix-Warner, nasce il nuovo soft power: un algoritmo unico per la cultura pop globale

A Hollywood, dove sogni e bilanci non dormono mai, si ricorderà il 2025 come l’anno in cui un ex servizio di noleggio Dvd conquistò uno degli studi più antichi della storia del cinema.

Netflix, 27 anni dopo aver spedito il primo filmetto sigillato in una busta postale rossa, ha firmato un accordo da 83 miliardi di dollari, più di un paio delle Finanziarie su cui si affatica il ministro Giorgetti, per acquisire Warner Bros Discovery, portando a casa il marchio glorioso dei fratelli Warner e la corona di dominant player dell’intrattenimento globale.

La notizia non sorprende, ma stordisce. Sorprendeva un tempo che Netflix producesse film e serie tv. poi che vincesse Oscar, oggi diventa custode di Harry Potter, Batman, dell’impero Hbo che ha riscritto le regole tv, vedi Trono di Spade.

La geologia del gusto umano

Non è solo un’operazione finanziaria, è rifondazione culturale, dove sorgeva la Hollywood degli Oscar dorati, domina l’algoritmo digitale. Il manager David Zaslav esulta: «Insieme a Netflix, garantiamo che le storie più importanti continueranno a risuonare nel mondo». Parole da Papa dello spettacolo. La retorica delle resonant stories, le trame ubique, cela un’idea meno mistica e più concreta, la storia culturale del XXI secolo non verrà scritta dalle major, gli studi, gli artisti, verrà scritta dai dati social.

Netflix non ha comprato un catalogo, ma la geologia del gusto umano, le sue data room sanno cosa si vede nei tinelli di New Delhi alle 23, quale personaggio un ragazzo di Recife boccia dopo 11 minuti, quale saga appassiona gli over-65 a Brera o Montmartre. Catalogo Warner, eredità Hbo e titoli miliardari si montano in un super-computer che riproduce e progetta la cultura pop.

Se Hollywood nasceva da produttori come i Warner Brothers, registi alla Lucas, attrici alla Meryl Streep ora la cultura parte dalla previsione di un algoritmo, via Intelligenza Artificiale. Tra vent’anni, i ragazzi che studieranno cinema o media studies parleranno di “Pre-acquisizione” e “Post-acquisizione” Netflix-Warner 2025, varo del monopolio nell’immaginario collettivo.

Un’unica piattaforma a controllare Supereroi, maghetti di Hogwarts, voci dei Sopranos, intrighi di Game of Thrones, trame di Succession, Squid Game, Stranger Things e The Crown, muta la competizione narrativa nell’infosfera. Fin qui, ogni studio manteneva tono e grammatica proprie, Disney lo spirito di famiglia, Warner la tenebra metropolitana, Hbo i tormenti maturi, ora tutti i sentimenti si tingono di rosso-Netflix. Patiremo un omogeneizzato culturale o vivremo di speranza creativa? Dipenderà da manager, artisti, showrunner che oseranno dire «Questo no, anche se l’algoritmo lo impone».

Un app per 260 milioni

C’è infine la geopolitica delle immagini. L’America ha esportato cultura con efficacia maggiore di quella con cui ha esportato politica, ora il soft power democratico, caro allo studioso Joseph Nye, non è più affidato agli studios di Sunset Boulevard, ma a un’app installata su 260 milioni di dispositivi.

L’Europa, che si illude di proteggere gli ecosistemi creativi con regole vetuste e fondi lottizzati a vanvera, si ritrova davanti un rivale onnipotente. Potrà l’Ue continuare a imporre grottesche quote di contenuti provinciali o verrà risucchiata dal catalogo globale, con Netflix già più grande del mercato audiovisivo europeo?

Anche la competizione cinese, Tencent, iQiyi, i monopoli social, dovranno reinventarsi, il presidente Xi sa che Super-Netflix non vende contenuti, esporta modelli culturali vincenti. Netflix, come Dumas, Hemingway, J.K. Rowling scriverà dunque il romanzo universale del XXI secolo, la sua identità radicale.

Un’unica voce uniforme

I nostri nonni crescevano fra libri e cinema nazionali, dialetti, fiabe regionali collazionate da Calvino, i nipoti vivranno in una “biblioteca globale”, da Giacarta a Johannesburg, da Roma a Los Angeles, animati da una lingua emotiva universale, “emoji cultura” raffinata, ma povera di accenti indigeni. Riuscirà Netflix a incoraggiare le diversità o diverrà un’unica voce, possente e uniforme?

Nella storia, la creatività ha spesso smentito i foschi profeti di apocalisse. Netflix, solo ieri, era outsider a sfidare le videocassette di Blockbuster, forse domani un piccolo studio, italiano, africano, latino-americano, la sfiderà a sua volta, nel paradosso del capitalismo culturale: creare giganti e opporre loro eretici.

Per Warner Bros un saluto affettuoso. Ai fratelli Warner, immigrati polacchi che aprirono un cinematografo a West Federal Street, Youngstown, Ohio, mai sarebbe venuto in mente che un’azienda nata per spedire Dvd avrebbe rilevato il loro impero.

La storia culturale del Novecento fu scritta nei teatri e nei boulevard, quella del nuovo secolo sarà digitata su smartphone, algoritmi, da un’IA industriale che conosce i nostri gusti meglio di noi. È una nuova era che affascina e inquieta, ma è la nostra ed è urgente capirla, prima che sia lei a capire tutto di noi.


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