nessun movente, ma indizi “pregnanti”. Ora l’appello

Il movente resta “insondabile”, ma la responsabilità penale è certa. La Corte d’Assise di Modena ha depositato le 248 pagine di motivazioni relative alla condanna a 30 anni di reclusione per Mohamed Bedoui Gaaloul, il 33enne tunisino accusato dell’omicidio di Alice Neri, la giovane di Ravarino trovata carbonizzata nella sua auto a Concordia il 18 novembre 2022.
Secondo i giudici, il quadro probatorio a carico dell’imputato non lascia spazio a dubbi ragionevoli. L’affermazione di responsabilità non nasce semplicemente dall’esclusione di altre piste, ma da elementi diretti che, valutati insieme, ‘non rendono possibile ipotizzare che egli sia innocente’.
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Sebbene il dibattimento sia stato lungo e abbia esplorato diverse direttrici, la Corte sottolinea come Gaaloul sia l’ultima persona rilevata in compagnia di Alice, in una “prossimità spaziale e temporale” con il delitto che appare decisiva. I magistrati chiariscono che la forza degli indizi contro il 33enne “attenua fortemente l’importanza dell’esclusione delle piste alternative”.
Una visione avversata dalla difesa del 33enne, rappresentato dall’avvocato Ghini, che ha fatto sapere che presenterà un ricorso per portare in Appello il procedimento.
Il castello di bugie e la “verità modellata”
Uno dei passaggi più significativi della sentenza riguarda l’attendibilità dell’imputato. Le dichiarazioni di Gaaloul vengono definite “dense di contraddizioni, illogicità e menzogne”. Per la Corte, l’imputato ha costruito una versione dei fatti adattandola man mano a ciò che emergeva dalle indagini:
“Trattasi di una verità modellata sulla base delle risultanze processuali. Gaaloul sapeva di essere stato immortalato alle 10:27 in una zona posta a sud dei laghetti […] L’unica menzogna possibile da raccontare era di aver dormito all’aperto dopo essere stato (inspiegabilmente) buttato fuori dall’auto”.
Un punto cruciale riguarda la zona dei “laghetti”, luogo isolato dove è stato dato fuoco alla vettura con il cadavere di Alice. Per i giudici, mentire sulla svolta verso via Mazzalupi disvela il tentativo di nascondere la realtà: quella zona era ‘ben familiare all’imputato’, ma ‘totalmente sconosciuta’ alla vittima. La Corte è convinta che sia stato Gaaloul a condurre Alice in quel luogo isolatissimo: “Gaaloul portò Alice Neri nella zona dei laghetti, quindi sul punto nel quale, circa un’ora dopo, venne appiccato il fuoco al veicolo contenente il cadavere della donna”.
Anche il comportamento successivo al delitto ha pesato sulla condanna. La Corte definisce “assurdo” il racconto della fuga in Francia, notando come l’imputato non avesse condiviso la partenza nemmeno con la moglie.
Il movente “insondabile”
Resta l’oscurità sul “perché”. La Corte ammette che un movente certo non è stato individuato, ma avverte che questo non sposta l’asse della colpevolezza:
“La circostanza che non possa affermarsi con certezza quale sia stato il movente non equivale, ovviamente, ad affermare che l’azione sia stata immotivata”.
In sintesi, per i giudici di Modena, la combinazione tra la presenza costante di Gaaloul nei momenti critici e il suo sistematico ricorso al falso rende la sua colpevolezza l’unica spiegazione logica e processuale possibile per la tragica fine di Alice Neri.
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