Cultura

Nella mente di Joe Meek

Immaginate di poter frugare negli archivi segreti di uno scienziato pazzo i cui studi vertevano solo ed esclusivamente sulla musica, con le vostre mani che scavano senza sosta tra nastri dimenticati che custodiscono esperimenti sonori in grado di anticipare il futuro di decenni. È esattamente questa l’eccitante sensazione che si prova ascoltando “Joe Meek – A Curious Mind”, il monumentale cofanetto della Cherry Red Records che ci spalanca le mille porte del mondo creativo di uno dei più geniali e tormentati innovatori della musica britannica.

Tre CD, ottantadue tracce, cinquantasette delle quali mai pubblicate prima d’ora: numeri da capogiro che raccontano solo in parte l’ampiezza visionaria di Joe Meek, produttore e tecnico del suono che, fra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, diede il via a una piccola rivoluzione nel suo appartamento londinese trasformato in un laboratorio di coraggiose sperimentazioni elettroniche. Mentre i suoi contemporanei si accomodavano nei più confortevoli studi tradizionali, Meek orchestrava le sue creazioni tra cucina, bagno e soggiorno, inventando tecniche di registrazione e suoni che sarebbero diventate prassi comune solo molti anni dopo.

La figura di Meek emerge da queste composizioni come quella di un alchimista moderno, capace di trasformare la materia grezza del suono in oro puro. La sua ossessione per la corsa allo spazio, alimentata dai primi lanci satellitari, divenne il carburante di creazioni come “Telstar” – il capolavoro dei Tornados che nel 1962 divenne il primo singolo di una band britannica a conquistare le classifiche americane, anticipando Beatles e Rolling Stones  – ma anche di perle meno note come “Sky Men”, “Saturn And Back” e “Call Of Outer Space”, dove l’elettronica si fonde con una sensibilità pop che resta miracolosamente accessibile.

Il primo CD del box set ci conduce attraverso questo universo parallelo dove la fantascienza incontra il beat, dove ogni effetto sonoro è frutto di esperimenti condotti con la tenacia di chi non accetta limiti creativi. Joe Meek, formatosi sui radar della RAF negli anni della guerra, portò nella musica pop una precisione tecnica di un’audacia unica, quasi militare, creando soundscape che ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, mantengono intatta la loro carica visionaria.

Il secondo disco svela un’altra faccia del genio di Meek, ovvero quella del narratore per immagini e atmosfere. Temi horror cinematografici prendono vita in brani come “Jack The Ripper” di Screaming Lord Sutch e “Night Of The Vampire” dei Moontrekkers, dove un’elettronica dal gusto vintage si tinge di colori gotici degni dei migliori B-movie dell’epoca. Ma accanto a questi esperimenti “tematici” troviamo anche successi più “normali” come “Johnny Remember Me” di John Leyton e due tributi sentiti a Buddy Holly e Eddie Cochran, testimonianze di come Meek sapesse bilanciare sperimentazione e istinto melodico con una naturalezza che pochi hanno mai posseduto.

Il terzo CD rappresenta, a mio parere, il cuore pulsante della collezione: uno scrigno di segreti interamente dedicato alle sessioni e alle outtake di “I Hear A New World”, concept album del 1960 che molti critici oggi collocano accanto alle opere pioneristiche di Daphne Oram ed Edgard Varèse. Qui Meek si spinge nelle profondità dell’astrazione più pura, creando con mezzi rudimentali universi sonori che anticipano di anni l’ambient e la lounge music. Le registrazioni, finalmente presentate in qualità audio impeccabile dopo decenni di conversioni digitali da vecchi vinili rovinati, rivelano la lungimiranza di un uomo che sessantacinque anni fa si era già spinto oltre lo spazio musicale conosciuto.

Ogni traccia è un viaggio sensoriale dove gli effetti cosmici – creati attraverso tecniche stereofoniche innovative per gli anni ‘60 – ci trasportano letteralmente “in diverse parti della Luna”, come voleva lo stesso Joe Meek. La sua dichiarata intenzione di “creare un’impressione di spazio, di cose che si muovono davanti a te” si realizza con una precisione che lascia sbalorditi, soprattutto considerando i limitati mezzi tecnologici dell’epoca.

“A Curious Mind” non è semplicemente una raccolta di vecchi pezzi d’antiquariato: è il ritratto sonoro di una mente che non ha mai smesso di interrogarsi, di sperimentare, di andare oltre i confini del possibile. Joe Meek, pur con i suoi demoni personali e il suo destino tragico (si suicidò nel febbraio 1967, dopo aver assassinato la sua padrona di casa), rimane una figura complessa e affascinante. Questo cofanetto ci permette di guardare oltre la leggenda nera e disturbata per concentrarci sull’eredità creativa di un vero pioniere.

Ogni brano contenuto in questa collezione porta la firma inconfondibile di chi non si è mai accontentato del già sentito, di chi ha fatto della curiosità il motore della propria arte. In un’epoca in cui l’innovazione musicale sembra spesso più superficie che sostanza, riscoprire il lavoro di Joe Meek equivale a ritrovare il senso più profondo della sperimentazione: quella che nasce dalla necessità interiore di esplorare l’ignoto, senza la certezza di dove ci porterà il viaggio.


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