Nel torneo dei cascatori Bastoni nella bufera. Sotto accusa le regole assurde del Var e il sistema arbitrale

Il messaggio è chiaro: fai il furbo, che andrai lontano. Un difetto molto italiano, ben incarnato nei film di Alberto Sordi, che sarebbe ora di lasciarcelo alle spalle. I grandi campioni, che devono essere campioni non solo quando passano in cassa, hanno anche delle grandi responsabilità. Fanno da esempio. E il comportamento di Bastoni, senza crocefiggerlo, non è proprio un esempio edificante. E anche Chivu, che lo giustifica dicendo che Kalulu, già ammonito, non avrebbe dovuto alzare il braccio, non ne esce bene. Una difesa di ufficio, quella dell’allenatore interista, che non gli fa onore sporcando anche la sua immagine, finora molto rispettata. Quanto alla partita, dicevamo che è stata bellissima e combattuta fino all’ultimo respiro. E dice che la Juve, infuriata o no, è ancora viva e vegeta; e che l’Inter, con questo ulteriore allungo realizzato battendo finalmente una rivale, fa un importante passo avanti verso lo scudetto. Le restano alcune fragilità: soprattutto in difesa (dormita collettiva) come in occasione del gol di Cambiaso. Per il resto però è cresciuta in modo esponenziale ben guidata da Chivu che ha fatto dimenticare l’orribile finale di stagione dell’anno scorso. Il Milan la insegue, ma può far paura solo se la sua artiglieria pesante (Leao e Pulisc) tornerà a colpire.
Pisa-Milan 1-2
Con qualche affanno di troppo, e grazie a un super Modric che nel finale, firma il gol della vittoria, il Diavolo prosegue la sua personale rincorsa all’Inter e a un ipotetico scudetto finora mai esplicitato da Allegri (“Il nostro obiettivo è andare in Champions…). In effetti, se si guarda la classifica, l’unica squadra che forse può mettere in ansia l’Inter è proprio il Milan. Un Milan strano, che non perde da 23 partite, ma che non dà quasi mai la sensazione di forza e autorevolezza. Vince un po’ così, alla Allegri, però va avanti nonostante che alcuni dei suoi calciatori migliori non siano proprio al top, a partire da Pulisic e Leao che Allegri ha poi inserito per dare una mossa a un Diavolo ingolfato. Passando al 4-3-3, il Milan ha ripreso il comando del gioco vincendo grazie anche alla tenacia di Modric, uno che a 40 anni non molla mai un colpo. Un po’ come questo Diavolo allegriano che non vuole farsi distanziar troppo dall’Inter in vista del derby dell’8 marzo. Uno snodo che può essere decisivo sia per i nerazzurri sia per i rossoneri che, vincendo, avrebbero possibilità di riaprire il discorso sullo scudetto. Per puntare a questo obiettivo il Milan non deve fare passi falsi con squadre non imbattibili. Ebbene, il Milan deve vedersela nel recupero prima in casa con il Como, e già questo, con Rabiot squalificato, non sarà un passaggio banale. A seguire il Parma e poi la trasferta con la Cremonese, l’unica squadra che finora ha sconfitto i rossoneri.
l’Inter, invece, oltre alle sfide con il Lecce (fuori) e il Genoa in casa , dovrà giocare altre 4 partite tra Coppa Italia e play off di Champions. Insomma non sarà bello questo Milan ma ha ancora delle buone carte da giocare. C’è anche un altro scaramantico: avere il fiato sul collo dei cugini all’Inter non piace. Evoca brutti ricordi. Nell’era dei tre punti, solo due volte il Milan ha toccato quota 50 dopo 23 turni, nel 1995-’96 e nel 2003-’04. In entrambi i casi i rossoneri vinsero lo scudetto. Essere superstiziosi, diceva un grande attore, non è intelligente, ma non crederci porta male.
Napoli-Roma 2-2
La sfida del posticipo tra Conte e Gasperini finisce con un pareggio, elettrico e molto combattuto, che nulla cambia per quanto riguarda un posto in Champions mentre allontana ancora di più il Napoli dalla corsa al titolo. Ora i partenopei, che hanno ripreso gli ospiti nel finale con una stoccata del brasiliano Alisson, sono terzi a 11 punti dall’Inter, sempre più in fuga. La Roma, due volte in vantaggio con Malen (5 gol in 5 partite) è quarta con 47 punti davanti alla Juve (46).
Una bella partita, quella del Maradona, dove il Napoli, pur dominando nel possesso, ha dovuto sempre inseguire la Roma, già in accelerazione dopo il gol bruciante dell’olandese (7’). Ci vorrà poi Spinazzola, con un tiro potente deviato da Pisilli, ha rimettere dopo una quarantina di minuti la sfida in equilibrio. Anche nella ripresa la Roma è più concreta. Il Napoli se ne accorge quando Wesley ( (70’)) rimanda Malen sul dischetto per l’1-2 che illude Gasperini ma non scoraggia i partenopei. Sarà poi Alisson, servito da Giovane, a firmare il definito pareggio. L’ingresso di Alison, al debutto in A, ha cambiato la partita. Da notare: sia il brasiliano che Giovane sono due new entry che il Napoli ha preso tre settimane fa dal mercato invernale per rimpolpare una squadra decimata dagli infortuni.
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