Nel cimitero horror 55 carcasse di cani, blitz nella casa di un cacciatore di Loreto: sequestrati telefono e gabbie
LORETO – C’è un indagato nell’inchiesta che da due mesi vede impegnati senza sosta i carabinieri Forestali di Macerata e Ancona dopo la macabra scoperta del cimitero horror in cui sono state buttate carcasse di cani morti. Cinquantacinque per la precisioni sono i resti di animali presumibilmente uccisi e recuperati tra i rovi e i rifiuti lungo la scarpata sopra il cavalcavia dell’A14, a Scossicci.
La svolta
Il pubblico ministero Stefania Ciccioli ha iscritto nel registro degli indagati un cacciatore di 53 anni di Loreto, l’ipotesi di reato è uccisione di animali. Nell’ambito dell’inchiesta a metà marzo i carabinieri Forestali di Macerata e Ancona si sono presentati nell’abitazione del cacciatore per eseguire una perquisizione. I controlli sono andati avanti per ore, gli investigatori hanno controllato ovunque sequestrando il cellulare dell’indagato, diversi documenti e delle gabbie, alcune vuote altre con degli uccelli catturati. Non solo. L’abitazione ha una corte esterna, per estremo scrupolo sono stati eseguiti accertamenti anche lì, tutta la superficie è stata passata al setaccio attraverso rilevatori di microchip, ma l’accertamento ha dato esito negativo.
Tutto il materiale sequestrato adesso è al vaglio dell’autorità giudiziaria, in particolare è sul telefono che gli investigatori contano di trovare elementi utili per definire con esattezza i contorni della vicenda.
Il sospetto
L’ipotesi investigativa è che nel tempo diversi cacciatori si siano rivolti a lui per “occuparsi” dei cani che non erano più abili alla caccia e che per chi li aveva presi erano diventati non solo inutili ma anche un peso economico. Quelli che non erano “recuperabili” venivano uccisi, privati del microchip e “smaltiti” nel cimitero clandestino di Scossicci. In questo modo l’iter era veloce e meno costoso.
Ma l’indagine è tutta ancora in corso, ci sono diverse verifiche da fare, a iniziare dal materiale sequestrato, in più c’è da accertare se ci siano eventuali complici, da quanto emerso i microchip sono stati rimossi con una precisione chirurgica. Altro capitolo riguarda i cacciatori che si sarebbero rivolti all’indagato per risolvere il “problema” dei cani non più abili alla caccia, erano consapevoli di quello che sarebbe potuto succedere o meno ai loro cani? Proprio loro potrebbero contribuire a fare chiarezza.




