«Nel 63% dei casi di mal di schiena c’è una protrusione»
SALUTE – Con il metodo Atraining iniziamo sempre da una valutazione iniziale per capire quanto il problema stia già limitando movimenti, autonomia e qualità della vita quotidiana
Dopo aver scoperto di avere una protrusione, molte persone iniziano ad avere paura perfino di piegarsi per prendere una busta della spesa.
All’inizio magari il dolore compariva solo ogni tanto, una fitta mentre si caricava l’acqua in macchina.
Poi arriva la risonanza e sul referto compare quella parola che per molti diventa un pensiero fisso, quasi una condanna:
protrusione.
Da lì, molti iniziano lentamente a cambiare abitudini. Si muovono meno, smettono di fare attività fisica “per non peggiorare” e anche gesti normalissimi iniziano ad essere fatti con paura.
C’è chi si aiuta con le mani per rialzarsi dal divano. Chi resta fermo qualche secondo appena sceso dalla macchina aspettando che la schiena si “sblocchi”. Chi, prima di raccogliere qualcosa da terra, si ferma un attimo perché teme di sentire di nuovo quella fitta improvvisa.
Molti iniziano a vivere con la paura costante che la schiena possa bloccarsi di nuovo da un momento all’altro. E il problema è che spesso, senza accorgersene, la loro vita cambia davvero.
Prima evitano le passeggiate lunghe, poi iniziano a rinunciare ai viaggi e smettono di fare movimenti che prima consideravano normali. C’è chi evita perfino il cinema o il ristorante perché stare seduti troppo tempo peggiora rigidità e dolore.
Ed è proprio qui che spesso il problema peggiora. Per paura del dolore si entra nella logica del: “Meglio stare fermo.” “Meglio evitare.” “Meglio non sforzare la schiena.”
Molte persone iniziano anche a cercare soluzioni rapide per riuscire ad arrivare a fine giornata: antidolorifici, antinfiammatori o pomate usate ogni volta che il dolore aumenta.
All’inizio sembrano aiutare. Il problema è che spesso il sollievo dura poco e, nel frattempo, la persona continua a muoversi sempre meno.
Ma col tempo il corpo tende a irrigidirsi ancora di più.
I movimenti diventano più difficili, la schiena perde tolleranza anche agli sforzi quotidiani. Dopo essere stati seduti troppo tempo, rialzarsi può diventare doloroso. Camminare a lungo diventa pesante.
E molte persone iniziano lentamente a perdere autonomia senza rendersene conto. Il problema è che spesso il peggioramento non arriva all’improvviso, ma arriva lentamente. Meno movimento, più rigidità, più paura e sempre meno fiducia nel proprio corpo.
E una delle paure più diffuse nelle persone con protrusioni, che diventa una certezza se non si fa qualcosa, è proprio questa: che si trasformi in ernia. In uno studio condotto su pazienti con mal di schiena sottoposti a risonanza magnetica, la protrusione è risultata la forma più comune di usura della schiena, presente nel 63,3% dei casi. Secondo gli specialisti, nelle persone con mal di schiena persistente, inattività e paura del movimento contribuiscono ad aumentare rigidità, limitazioni fisiche e difficoltà nella vita quotidiana.
Sempre più studi parlano dell’importanza di un’attività fisica graduale e personalizzata, costruita sulle reali condizioni della persona, per recuperare movimento senza aumentare inutilmente paura e tensione.
Con il metodo Atraining iniziamo sempre da una valutazione iniziale per capire quanto il problema stia già limitando movimenti, autonomia e qualità della vita quotidiana.
Una volta definito questo, può essere pensata la strategia migliore per poter risolvere il problema e ridurre il dolore. Il primo passo è capire cosa sta succedendo davvero al movimento della persona. Per questo Atraining mette a disposizione una valutazione gratuita iniziale tramite il form cliccando il bottone qui.
La palestra Atraining si trova in viale 1° Maggio n°5, a Monte Urano.
Cell. +39 3713822889
(spazio promo-redazionale)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Source link





