Società

Nel 2026 ci porteremo le guerre già iniziate. Stefano Feltri: «In un anno di incertezze il punto fermo è che i responsabili rimarranno impuniti»

Questo articolo sui conflitti che continueranno nel 2026 è pubblicato sul numero 1-2 di Vanity Fair in edicola fino al 6 gennaio 2025.

Il 2025 è iniziato con le promesse di Donald Trump di chiudere la guerra in Ucraina in ventiquattr’ore e con i tentativi di Joe Biden di raggiungere una tregua a Gaza prima di lasciare la Casa Bianca. L’anno finisce con i combattimenti ancora in corso tra russi e ucraini e con i palestinesi che continuano a morire anche se formalmente Israele ha sospeso la sua offensiva di sterminio.

Negli ultimi dodici mesi, però, una cosa è davvero cambiata: l’America ha abbandonato il suo ruolo di poliziotto globale che cerca di mantenere un ordine basato su valori e interessi occidentali. La nuova Strategia di sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump prevede il disimpegno dal resto del mondo e rivendica il diritto di fare tutto il necessario per rafforzare gli Stati Uniti nel continente americano, anche rovesciando governi se necessario. Primo bersaglio: il Venezuela.

Nel 2026 faremo i conti con le conseguenze di queste scelte. L’anteprima di quello che ci aspetta la stiamo vedendo in Asia centrale: nel 2021 gli americani si sono ritirati dall’Afghanistan dopo vent’anni di guerra inutile ai talebani che sono tornati al potere. E così ora i talebani sono impegnati in una guerra a bassa intensità – ma con molti morti – con il vicino Pakistan: l’esercito pakistano accusa i talebani di ospitare terroristi che colpiscono poi proprio in Pakistan. Un tempo gli Stati Uniti avrebbero riportato l’ordine. Ora Washington osserva disinteressata.

In Africa l’Occidente ha rinunciato a ogni influenza, si occupa solo di limitare i migranti, interi Stati come il Mali – un tempo sotto l’influenza francese – sono in mano a terroristi islamisti di Al Qaeda. In Sudan si consuma una carneficina che lascia il mondo indifferente: nessuna grande potenza sembra aver interesse a incidere.

Il vero pericolo per il 2026 è però la proliferazione nucleare: con gli Stati Uniti in ritirata, i Paesi che si sentono in pericolo e hanno le risorse necessarie pensano alla bomba atomica. Presto capiremo se la breve guerra di giugno scorso con gli attacchi di Israele e Stati Uniti ha davvero distrutto il programma nucleare dell’Iran. Ma intanto l’Arabia Saudita coltiva ambizioni nucleari. In Europa la Polonia trema al pensiero di una tregua in Ucraina che dia tempo a Mosca di pensare a nuovi bersagli e così il governo di Varsavia parla ormai in modo esplicito della necessità di avere bombe atomiche sul proprio territorio, a scopo di deterrenza.

Le elezioni in Israele, previste per ottobre 2026, saranno decisive anche per il destino dei palestinesi: la guerra di Gaza sarà al centro della campagna elettorale. Il premier uscente Benjamin Netanyahu, dato mille volte per finito, sarà pronto a tutto per cercare di salvare il suo potere e la sua coalizione. La guerra può portare consenso.

Il prossimo sarà un anno pieno di incertezza ma con un punto fermo: i responsabili delle peggiori atrocità sono sicuri di rimanere impuniti. La Corte penale dell’Aia non riuscirà a processare Netanyahu e neppure Vladimir Putin. Gli Stati Uniti e molti grandi Paesi – a cominciare dall’Italia – non appoggiano più un ordine internazionale basato sulle regole. I grandi criminali di guerra sono i primi ad approfittarne.

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