negli Usa superano i vinili. Streaming e K-pop trainano il mercato. Tutti i dati di Luminate
L’industria musicale continua a crescere, ma lo fa seguendo dinamiche sempre più particolari. È quanto emerge dal “Mid-Year Report 2026” pubblicato da Luminate, il tradizionale rapporto di metà anno che fotografa l’andamento del mercato discografico. Tra i dati più significativi spiccano l’aumento dello streaming, il ritorno del compact disc, il peso crescente del catalogo e il ruolo determinante del K-pop nel rilancio delle vendite fisiche.
Streaming sempre in crescita
Nei primi sei mesi del 2026 gli streaming audio on-demand continuano a macinare numeri record. A livello globale le riproduzioni hanno sfiorato i 2.800 miliardi, mentre il consumo complessivo in streaming è aumentato del 9,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando come il digitale resti il motore principale dell’industria musicale.
Un’altra tendenza ormai consolidata riguarda il peso crescente del catalogo. I brani pubblicati da oltre 60 mesi continuano infatti a rappresentare una quota sempre più rilevante degli ascolti. Nel rock il fenomeno è particolarmente evidente: circa il 75% dello streaming proviene da canzoni che appartengono al catalogo storico, confermando come il patrimonio musicale del passato sia diventato uno degli asset più redditizi per l’industria.
La rivincita del cd
Tra le sorprese del report c’è il ritorno del compact disc. Negli Stati Uniti le vendite di cd sono cresciute del 16% rispetto alla prima metà del 2025, una progressione nettamente superiore a quella del vinile, fermo a un +2,4%. Nei primi sei mesi dell’anno sono stati venduti 16,3 milioni di cd, contro i 21,8 milioni di dischi in vinile. Quest’ultimo rimane il formato fisico più acquistato in termini assoluti, ma il ritmo di crescita del cd dimostra che il supporto ottico sta vivendo una vera rinascita. Restano sostanzialmente stabili anche le musicassette, con circa 205 mila copie vendute.
Il K-pop spinge le vendite fisiche
Secondo Luminate, la rinascita del cd è dovuta a diversi fattori. Da una parte incidono i prezzi sempre più elevati del vinile, dall’altra il modello commerciale sviluppato dal K-pop. Le etichette coreane continuano infatti a pubblicare gli album in numerose edizioni differenti, arricchite da photobook, cartoline, poster e altri gadget esclusivi che spingono i fan ad acquistare più copie dello stesso titolo.
Il caso più eclatante è quello dei BTS: il nuovo album “ARIRANG” ha superato il mezzo milione di copie fisiche vendute negli Stati Uniti nella sola prima settimana di uscita. Tuttavia Luminate sottolinea che il fenomeno non dipende esclusivamente dal pop coreano: anche escludendo completamente il K-pop dall’analisi, le vendite di cd risultano comunque in crescita rispetto al 2025.
Parallelamente, però, cambia anche la distribuzione del mercato: i negozi di dischi indipendenti perdono quota, passando dal 36,6% del mercato registrato un anno fa al 32,1%.
Collezionismo prima dell’ascolto
Uno degli aspetti più curiosi emersi dal rapporto riguarda le abitudini della Generazione Z e di molti Millennials. Circa la metà degli acquirenti di cd non possiede infatti un lettore per riprodurli. Il compact disc assume così un valore sempre più simile a quello del merchandising ufficiale: diventa un oggetto da collezione, una testimonianza del rapporto con l’artista, mentre l’ascolto vero e proprio continua ad avvenire quasi esclusivamente attraverso le piattaforme di streaming.
I generi: top e flop
Sul fronte dei generi musicali, hip-hop e R&B mantengono la leadership soprattutto nel mercato statunitense, ma registrano un lieve rallentamento: i consumi scendono dell’1,6% rispetto allo scorso anno. A pesare è soprattutto il calo dell’R&B, che dopo aver occupato circa il 40% della “Billboard Hot 100” nel 2023 rappresenta oggi poco più del 30% della classifica.
In forte espansione risultano invece la musica dance e l’Edm, che negli Stati Uniti crescono del 18,9% su base annua. Bene anche la world music, che registra un incremento dell’11,9%.
Il boom del mercato non coincide con quello dei musicisti
I risultati positivi del settore riaprono infine il dibattito sulla distribuzione dei ricavi. Se le grandi star continuano a generare profitti miliardari, la situazione economica della maggior parte dei musicisti resta molto più complessa. La Musicians’ Union richiama i dati dell’ultimo UK Musicians’ Census, secondo cui il reddito medio annuo derivante dall’attività musicale è pari a circa 20.700 sterline, mentre il 43% dei professionisti guadagna meno di 14.000 sterline all’anno. Una distanza che evidenzia come la crescita dell’industria musicale e il ritorno dei formati fisici continuino a favorire soprattutto le grandi etichette e gli artisti di maggior successo, lasciando ancora ai margini gran parte dei musicisti indipendenti.
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