‘Ndrangheta in Emilia, sequestrata una società nel Reggiano: nuovo arresto per Nicola Arabia
Nuovo colpo alla’’ndrangheta di matrice cutrese operante in Emilia. Questa volta la scure della Direzione distrettuale antimafia di Bologna s’è abbattuta su Nicola Arabia, 40enne residente a Bibbiano ma originario di Cutro, che ieri è stato raggiunto da un’altra ordinanza d’arresto disposta dal gip del Tribunale felsineo, Alberto Ziroldi, su richiesta della pm Beatrice Ronchi.
L’uomo, che è detenuto a Vicenza con l’accusa di far parte della presunta cosca Arabia operante sulle rive del Po, deve rispondere di aver intestato fittiziamente alla moglie, la 41enne Carmela Mosca, l’azienda “Point Montecchio Emilia”, finita a sua volta sotto sequestro. Dalle indagini condotte da Guardia di Finanza e Polizia, sarebbe emerso che il 40enne in questo modo avrebbe evitato che l’impresa, specializzata nel noleggio di auto e mezzi leggeri, potesse finire nelle mani dello Stato. Arabia, infatti, dal carcere avrebbe dettato le direttive alla consorte (che è indagata a piede libero) per gestire la ditta così da continuare a preservare gli interessi economici dell’omonimo clan.
L’indagine venuta alla luce ieri rappresenta una prosecuzione dell’operazione “Ten”, che scattò il 12 marzo 2025 con sei arresti eseguiti tra Reggio Emilia, Crotone, Cutro e Cirò Marina, e disarticolò il gruppo criminale degli Arabia. Il blitz, che ha portato a una richiesta di giudizio a carico di 30 persone da parte della Procura antimafia di Bologna, vede coinvolto lo stesso Nicola Arabia. Che, com’è noto, è il nipote di Salvatore Arabia, detto “pett ì palumba”, considerato il luogotenente dell’allora boss di Cutro, Antonio Dragone, assassinato nel 2004 per volere del capocosca ergastolano Nicolino Grande Aracri.
L’inchiesta “Ten” avrebbe scoperto l’esistenza di una nuova ‘ndrina, operante in Emilia dal 2018 ad oggi, capeggiata da Giuseppe Arabia, alias “Pino u’ nigru”, fratello di Salvatore, ucciso a Steccato di Cutro ad agosto 2003 nell’ambito di una faida tra le cosche Dragone e Grande Aracri che in quegli anni insanguinò la provincia di Crotone. E per la Dda, proprio Giuseppe Arabia, terminata la guerra di mafia, avrebbe iniziato a intrattenere contatti con esponenti di vertice dei Grande Aracri. Sotto la lente degli investigatori è finito pure l’ipotizzato giro di fatture false per 1.802.930,93 euro.
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