Basilicata

Naufragio di Cutro: le drammatiche testimonianze dei carabinieri

Entra nel vivo il processo sui mancati soccorsi per il naufragio di Cutro, drammatiche testimonianze dei carabinieri dall’”Help” alla strage


CROTONE – «Help, Help». I carabinieri arrivarono circa 40 minuti dopo il tragico affondamento del caicco “Summer Love”. Eppure furono i primi soccorritori intervenuti a Steccato di Cutro, nella località Foce Tacina, in quella gelida alba di tre anni fa. Arrivarono sul posto grazie alla segnalazione del loro centralinista, il brigadiere Lorenzo Nicoletta, unico operatore in servizio quella notte presso la centrale operativa del Comando provinciale. La sua drammatica testimonianza è  andata in scena davanti al Tribunale penale di Crotone nel processo per gli omessi soccorsi in occasione del naufragio in cui morirono un centinaio di migranti.

RITARDI E INERZIE

Una testimonianza che la dice lunga su falle, ritardi e inerzie che hanno portato alle accuse di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo per sei ufficiali della guardia di finanza e della guardia costiera. L’esame ha avuto luogo in seguito all’opposizione all’acquisizione delle relazioni di servizio sollevata dall’avvocato di parte civile Francesco Verri, che assiste familiari delle vittime e superstiti. «Un conto è la celerità – ha detto il legale – altro è la fretta».

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“HELLO, CARABINIERI”

La cronologia esatta del dramma è stata ripercorsa dal militare, incalzato dal pm Matteo Staccini ma anche dai difensori e dalle parti civili. «Ho ricevuto la prima segnalazione – ha esordito il sottufficiale dell’Arma – alle 4.08 dal Roan di Vibo. L’operatore mi informava di aver individuato un’imbarcazione tra il golfo di Squillace e Isola Capo Rizzuto. Risposi che avrei potuto inviare una pattuglia sulla costa e informare la centrale operativa di Catanzaro per interventi in una provincia diversa da quella di Crotone. Ricevetti subito dopo, alle 4.11, una chiamata da un numero internazionale. Era un numero turco. Risposi “Hello, carabinieri”. La telefonata sembrava tranquilla, ma quell’uomo diceva parole incomprensibili. “Italia”. Quando chiesi se si trovava su una barca, cadde la linea».

IL PERICOLO

Intanto, il Roan di Vibo lo avvisa che le motovedette della Guardia di finanza erano rientrate in seguito alle avverse condizioni meteorologiche. Lo zelante centralinista non perde un attimo di tempo. Individua il luogo della chiamata a Foce Tacina. «Chiamai la Capitaneria di porto di Crotone per chiedere se potevano mandare qualcuno. Secondo la Capitaneria c’era già la Finanza. Ma feci presente che il Roan mi aveva appena riferito che era dovuto rientrare. In particolare, il Roan comunicava che non aveva individuato il target segnalato da Frontex ma che con i radar lo aveva localizzato nei pressi di Steccato». A quel punto, il brigadiere Nicoletta invia la pattuglia di turno, che si trovava a Rocca di Neto, sul posto. Rocca di Neto dista da Steccato 55 chilometri.

LE URLA

Arriva una seconda chiamata dal numero internazionale. «Stavolta si sentono delle urla concitate. Cade la linea. Chiamo di nuovo la Capitaneria e la centrale di Catanzaro dei carabinieri perché sia inviata pattuglia nella vicina Botricello». Il teste ha poi precisato di aver percepito una «situazione di pericolo appena il Roan – ha detto – ha comunicato il rientro. Considerato anche che i migranti viaggiano spesso su barchini di ferro arrugginito, se non peggio, come in questo caso, di legno». Il brigadiere si attiva tempestivamente anche se soltanto successivamente, riascoltando quella comunicazione disturbata al rallentatore, capirà che quel migrante chiedeva aiuto. “Help”.

MORTI IN SPIAGGIA

Intanto, arrivano sul posto anche le pattuglie delle Compagnie dei carabinieri di Cirò Marina e Petilia Policastro, le ambulanze, i vigili del fuoco, le altre forze dell’ordine. Rientrano in servizio i militari della Stazione di Cutro che non erano di turno. Ma erano le 5.42. In spiaggia si era già materializzata l’ecatombe. «I colleghi mi riferiscono che stavano aiutando persone ad uscire dall’acqua. Mi riferiscono di bambini e donne morte in spiaggia».

IL “BUCO”

Nessuna chiamata dalle 22, quando l’operatore di centrale prende servizio, fino alle 4. «Nessuno mi ha avvisato di nulla». Il collega del turno precedente durante il passaggio di consegne gli dice che è “tutto a posto”. Il famigerato “buco” di sei ore ha fatto così irruzione in aula. L’avvistamento del barcone da parte di Frontex risaliva, infatti, alle 21.26 della sera prima. «Alle 4:08 ho ricevuto la prima chiamata. Apprendo subito dopo che Ivan Paone, pescatore, aveva chiamato la Capitaneria, che me lo comunica. Lo chiamo ma intanto sono già arrivati i carabinieri».

SAGOME SANGUINANTI

Ancora più drammatica la testimonianza del brigadiere Gianrocco Tievoli, fiondatosi da Rocca di Neto su quello che in un primo momento riteneva fosse il luogo di uno sbarco. «Abbiamo raggiunto la foce del fiume Tacina quando erano le 5 circa. La zona era completamente buia. Da lontano abbiamo notato delle sagome. Erano una decina di persone che ci chiedevano aiuto, completamente bagnate, ferite, sanguinanti. Alcuni ci invitavano a raggiungere la spiaggia, indicando la presenza di un’imbarcazione. Abbiamo raggiunto la battigia e abbiamo notato una persona deceduta, che abbiamo estratto dall’acqua. Percorrendo la battigia abbiamo  rinvenuto altri corpi. Alcuni in vita, altri erano morti».

CORPI GALLEGGIANTI

Il sottufficiale a un certo punto si è commosso. «Erano immagini forti. Le onde erano alte. Si sentiva odore di gasolio. Abbiamo notato i resti di uno scafo. C’erano persone incastrate, ci siamo immersi e abbiamo estratto quelli che erano intrappolati, ma alcuni erano già morti. I resti del barcone erano già in balìa delle onde. Lo scafo non c’era più. L’imbarcazione si era schiantata sul fondale. In mare c’erano corpi galleggianti che abbiamo recuperato. Abbiamo praticato massaggi cardiaci. Abbiamo tentato di salvare quante più vite possibili. Chi non sapeva nuotare è morto affogato. Si sono salvati quelli che, annaspando, tentavano di raggiungere la riva a nuoto, col mare agitato».

METODO INVESTIGATIVO

È stata quindi la volta del maggiore dei carabinieri Roberto Cara, oggi comandante della Compagnia di Cosenza, allora alla guida del Reparto operativo di Crotone. Un teste chiave perché ha curato l’informativa su cui ruota l’inchiesta. La sua testimonianza si articolerà nel corso di più udienze. L’ufficiale ha innanzitutto illustrato il metodo investigativo seguito. «L’obiettivo era ricostruire la cronologia dei fatti, analizzando le fasi antecedenti, concomitanti e successive della gestione emergenziale dell’evento». Per fare questo, gli investigatori si sono avvalsi di «fonti aperte, acquisizioni tecniche e documentali, relazioni di servizio e escussioni di molteplici attori istituzionali». Fondamentale l’analisi delle comunicazioni intercorse presso le centrali operative delle forze dell’ordine e l’analisi delle chat di alcuni indagati, oggi imputati.

QUADRO NORMATIVO

Subito dopo, il maggiore Cara ha ripercorso il quadro normativo di riferimento, sia internazionale e comunitario che italiano. E ha tracciato la distinzione tra le operazioni di law enforcement e search and rescue. In particolare, ha ripercorso anche le norme che regolamentano, in acque territoriali, il coordinamento delle attività di polizia giudiziaria in capo alla guardia di finanza e quelle di soccorso alla guardia costiera. Anche se le due attività spesso «coabitano».

LA MAIL DI FRONTEX

Nel corso dell’udienza, l’avvocato Verri ha depositato alcuni documenti. Nell’elenco è inclusa la mail inviata da Frontex all’ICC Rome e, per conoscenza, a MRCC Roma, NCC Italia e altri destinatari istituzionali, contenente la scheda di sighting del velivolo Eagle 1 con i dati tecnici del target avvistato alle ore 21:26 del 25 febbraio 2023. Si tratta della comunicazione con cui si segnala “una persona visibile in coperta, possibili altre sottocoperta” per la “significativa risposta termica dai boccaporti”.

AVVISI DI BURRASCA

Il legale ha prodotto anche l’acquisizione dell’estratto del registro della sala operativa del Reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza Vibo Valentia relativo ai collegamenti radio del 25 e 26 febbraio 2023. Il giornale di bordo comunicava l’avvistamento da parte di Eagle 1 del natante a circa 40 miglia da Le Castella. Inoltre, l’avvocato di parte civile ha chiesto l’acquisizione del bollettino meteorologico del 26 febbraio che riportava avvisi di burrasca con mare forza 7.

VIDEORIPRESE

Al termine dell’udienza, il presidente del collegio, Alfonso Scibona, ha letto una nuova ordinanza in materia di videoriprese, che già non erano state autorizzate per non turbare la “serenità” del processo. I file audio delle udienze saranno disponibili soltanto dopo la sentenza. A Radio Radicale è stato concesso il registrato della scorsa udienza. Ad inizio di ogni udienza, un operatore interno eseguirà riprese mute che potranno essere messe a disposizioni delle testate giornalistiche.


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