Liguria

Natalia Miniailova, l’ingegnera informatica con la passione del crimine: con le frodi compra sushi, sigarette e criptovalute


Genova. Non resiste Natalia Miniailova, la 42enne hacker russa, a tornare a usare le sue abilità informatiche per mettere da parte molto denaro, da reinvestire in criptovalute, altra sua passione.

E così, quella che un tempo era considerata una mamma insospettabile, si è rivelata ben presto una criminale incallita, capace di tornare a delinquere ogni qual volta ha accesso a un pc. Arrestata alla fine del 2021 e poi messa in una comunità ai domiciliari, non aveva perso il vizio di compiere truffe e frodi informatiche. Era tornata in carcere. Poi di nuovo è stata messa ai domiciliari in una casa famiglia per il reinserimento dei detenuti situata nel centro storico di Genova. E da lì ha ricominciato.

Ma chi è e cosa fa esattamente Natalia Minialova?
E un ingegnere informatico che da anni vive a Genova con i figli. Si impadronisce di identità sul darkweb anzitutto, sostengono gli investigatori, identità, conti correnti e carte di credito anche grazie a un complice. E da lì fa tutto quello che riesce. Per esempio ad aprile dello scorso anno, si è impadronita dei dati di una nota esperta di marketing che vive a Brooklyn (New York), Susan McPherson, e con la sua carta di credito si è comprata sushi e sigarette per circa 164 euro, recapitati nella casa famiglia dove era ai domiciliari. Ma questi sono spiccioli.

I soldi che Minialova è in grado di movimentare e reinvestire in poco tempo sono molti di più. Per esempio qualche tempo dopo con lo stesso metodo  ha rubato i dati del titolare di un’azienda che ha sede in provincia di Ascoli Piceno e si è fatta un bonifico di oltre 24mila euro, versandone poi un terzo al presunto complice. Il tutto utilizzando il pc della casa famiglia che si occupa proprio dei reinserimento dei detenuti con figli.

Nello stesso periodo ha comprato 150 carte prepagate caricandole poi per complessivi 466mila euro “utilizzando la provvista, di provenienza delittuosa, esistente su carte di credito intestate a terzi (rimasti non identificati), di cui aveva la disponibilità” si legge nel capo di imputazione. E ha acquistato circa 120mila euro in bitcoin.

E’ riuscita ad aprire un ‘regolare’ conto preso una nota banca del centro città e nel frattempo ’strisciava’ virtualmente carte di credito emesse in Svizzera, Ungheria e Stati Uniti d’America per circa 120 mila euro per reinvestirne parte, circa 78 mila in criptovalute.

La frode informatica avrebbe fruttato in tutto circa due milioni di euro. Miniailova però non agiva da sola e gli investigatori stanno cercando i complici, che sarebbero cittadini stranieri ma non russi,




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