Calabria

Musei chiusi, lavoratori senza contratto. CISAL Calabria: “La cultura non è una variabile”

Dal 1° marzo il Museo Archeologico Nazionale Vito Capialbi di Vibo Valentia ha ridotto la propria apertura al solo fine settimana. Da un organico di 15 unità è rimasto con soli 6 dipendenti. In tutta la Calabria sono oltre 90 rimaste senza contratto, ma oltre 200 sono i lavoratori del settore Cultura in attesa di stabilizzazione, e con loro si fermano presidi culturali che rappresentano l’ossatura del patrimonio regionale.

«Quello che sta accadendo al Museo Capialbi racconta una situazione che riguarda l’intera Calabria — dichiara Vitaliano Papillo, Commissario Regionale CISAL Calabria —. Ma racconta anche qualcosa di più grande: un Paese che non ha ancora deciso se il lavoro nei musei sia un servizio essenziale o una variabile da gestire a scadenza.»

In attesa che la questione occupazionale trovi una risposta stabile e strutturale, da parte del Ministero della Cultura , CISAL Calabria lancia una proposta concreta per non disperdere il valore di ciò che resta aperto: costruire una sinergia immediata tra i presidi culturali calabresi e il sistema turistico regionale.

I musei, i castelli, i siti archeologici della Calabria non sono ancora pienamente integrati nei pacchetti turistici, negli itinerari promozionali, nelle proposte delle strutture ricettive. Incrementare la fruizione — attraverso accordi tra Direzione Regionale Musei, operatori turistici e istituzioni locali — significa generare flussi, giustificare investimenti e costruire l’argomento più solido per chiedere più personale: la domanda reale.

«Se i musei sono pieni, nessuno può permettersi di tenerli chiusi — conclude Papillo —. CISAL Calabria è pronta a farsi parte attiva in questo percorso, mettendo a sistema le relazioni con le categorie del turismo e della cultura per costruire una proposta concreta da portare alla Regione. La cultura calabrese merita visitatori, non serrande abbassate.»


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