Muore Orazio Svelto, Bernini: “Ha illuminato la fisica italiana e internazionale”

Tra le voci che hanno contribuito a costruire un’identità solida per la fisica italiana, Orazio Svelto occupa una posizione di rilievo. Nato nel 1936, ha attraversato le trasformazioni della ricerca scientifica mantenendo una coerenza che ha reso la sua traiettoria un riferimento anche per le generazioni successive. La notizia della sua scomparsa ha suscitato un’ondata di riconoscimento sincero, non solo per il livello del suo lavoro, ma per l’impatto che ha avuto sulla formazione di interi gruppi di ricercatori.
Un laboratorio di idee
Il suo nome è legato in modo indissolubile all’ottica quantistica, disciplina in cui ha saputo costruire una vera e propria scuola. Non si è trattato soltanto di trasmettere conoscenze, ma di mettere in piedi un ambiente in cui il rigore teorico si affiancava a un’apertura metodologica capace di stimolare nuovi approcci. L’università, per lui, non era soltanto un luogo di istruzione, ma un laboratorio di idee.
L’attenzione all’interazione tra luce e materia, tema centrale dei suoi studi, ha trovato applicazioni in numerosi ambiti, dai laser alle telecomunicazioni. Le sue pubblicazioni sono state adottate in diversi paesi e tradotte in più lingue, a conferma di una visione della scienza che non si è mai fermata ai confini nazionali.
Un maestro riconosciuto
A parlare di lui non sono soltanto i risultati ottenuti in laboratorio. Il tratto che molti hanno voluto sottolineare è la capacità di insegnare senza costruire barriere, rendendo accessibili anche i concetti più complessi. In questo senso, l’aggettivo “maestro” non è una semplice etichetta accademica, ma la sintesi di un modo di fare ricerca e didattica fondato sull’ascolto e sulla responsabilità.
La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha ricordato il suo contributo con parole che ne colgono l’essenza: “Scienziato straordinario e maestro generoso, che ha illuminato la fisica italiana e internazionale con il rigore della ricerca e la passione della didattica.”
Una comunità scientifica in dialogo
Orazio Svelto lascia un archivio imponente di testi, articoli, interventi. Ma più ancora, lascia una rete di relazioni professionali e umane che hanno contribuito a dare forma a una comunità scientifica in dialogo costante, capace di tenere insieme innovazione e trasmissione della conoscenza.
Chi ha lavorato con lui ne sottolinea la disponibilità, la pazienza, l’interesse autentico per i percorsi individuali dei suoi studenti. Non si trattava soltanto di portare avanti ricerche, ma di costruire un’etica del lavoro che riconoscesse nella curiosità e nella condivisione gli strumenti principali del progresso.
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