Marche

muore all’ospedale di Senigallia, risarcito il figlio con 290mila euro

SENIGALLIA Un’infezione scambiata per allergia al Pronto soccorso è risultata fatale a una 72enne, deceduta dopo tre accessi consecutivi. E’ accaduto 15 anni fa nell’ospedale cittadino. Un caso di malasanità che all’azienda sanitaria costerà 290mila di risarcimento al figlio.

La vicenda

La prima volta, il 27 ottobre 2011, la donna era stata dimessa con un’orticaria per reazione allergica.

Il giorno seguente era tornata, il malessere era infatti aumentato. La diagnosi era stata: coxalgia, termine medico che indica dolore all’anca, e allergia da aspirina. Era stata, quindi, nuovamente rimandata a casa. Il 29 ottobre 2011 era tornata. Il dolore, lancinante, era diventato insopportabile. Subito ricoverata in rianimazione per un sospetto choc settico, poi confermato, era morta poche ore dopo per insufficienza multiorgano causata da una sepsi in corso.

Né il primo, né il secondo giorno, il personale sanitario si era accorto di ciò che stava accadendo. Il terzo sì, ma ormai era troppo tardi. Il quadro clinico era irrimediabilmente compromesso. La famiglia ha avviato un contenzioso in sede civile, concluso nel 2018 con una condanna contro la gestione liquidatoria dell’ex Asur Marche che ha, però, impugnato la sentenza. La Corte d’appello di Ancona nei giorni scorsi ha confermato la responsabilità dell’azienda sanitaria per le diagnosi errate e le dimissioni frettolose. Secondo i periti nominati dalla Corte, se la paziente fosse stata trattenuta in osservazione e sottoposta a esami infettivologici, avrebbe avuto il 30% di possibilità in più di sopravvivere.

I giudici di secondo grado hanno confermato l’impianto della precedente sentenza ma, relativamente al risarcimento, l’hanno ridotto da 360mila a 290mila euro. In primo grado la perdita del rapporto parentale era stata quantificata in 100mila euro per il figlio e 120mila per la quota ereditata dal padre, marito della vittima, deceduto alcuni mesi dopo la moglie. Somme ricalcolate in appello per complessive 150mila euro. Resta, invece, invariata la somma di 140mila euro stabilita per il danno da perdita di chance di sopravvivenza, subita dalla madre nei momenti precedenti il decesso. Se i medici che l’avevano visitata il primo e il secondo giorno d’accesso al reparto avessero approfondito, secondo i periti, la donna si sarebbe anche potuta salvare. L’ex Asur è stata inoltre condannata a rifondere i due terzi delle spese legali di entrambi i gradi di giudizio, comprese le onerose consulenze tecniche mediche.




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