Mugnai assolto. “Ma non c’è da festeggiare, un uomo è morto”

Le lacrime sono arrivate prima ancora che il giudice finisse di leggere la sentenza. Alla parola “assolto” Sandro Mugnai, i suoi legali (Piero Melani Graverini e Marzia Lelli) e i suoi familiari sono stati travolti da un’ondata di commozione. Si è chiuso questo pomeriggio un capitolo doloroso della vita dell’artigiano che la sera del 5 gennaio del 2023 uccise il vicino di casa, Gezim Dodoli, reo di aver assaltato con una ruspa il casolare dove Mugnai si trovava insieme ai suoi parenti. Una vicenda che scosse Arezzo, spaccando la città sul tema della legittima difesa.
E secondo la corte d’assise, proprio alla legittima difesa sono da ricondurre quei colpi partiti dalla carabina di Mugnai (caricata con proiettili per la caccia al cinghiale) che furono fatali per il vicino. Ma per i giudici non si sarebbe configurato né il reato di omicidio volontario, come da capo di imputazione, né quello di “eccesso di legittima difesa”, per il quale la pm Laura Taddei aveva chiesto 4 anni di reclusione.
La vicenda processuale è stata complessa e si è trascinata per mesi e mesi, tra colpi di scena (due modifiche del capo di imputazione, passato da eccesso di legittima difesa a omicidio volontario, per poi essere di nuovo derubricato a legittima difesa) e perizie.
L’arringa della difesa
Alla fine la corte ha accolto la tesi della difesa. I legali durante l’ultima arringa hanno esortato i giurati a vestire i panni di Mugnai in quei 6 minuti fatidici, durante i quali si è consumata la tragedia. “Chiedo ai giudici – ha detto l’avvocato Melani Graverini – di resettare quello che è avvenuto negli ultimi mesi di udienze: calatevi invece in quella notte tra il 5 e il 6 gennaio e in 6 minuti valutate quello che Mugnai ha vissuto, provato e fatto”. E ancora: “I primi 3 colpi sparati hanno un motivo: Mugnai doveva salvare la propria famiglia. Il nocciolo dei processi sta in questi primi minuti”. Da qui la richiesta di assoluzione.
La parte civile
La replica della parte civile, rappresentata dall’avvocato Francesca Cotani, non si è fatta attendere. “Prima di questi sei minuti c’è stato altro: ci sono stati colpi inferti prima della telefonata alle forze dell’ordine”. E poi prendendo in esame la tesi della procura: “Le due fasi dell’aggressione non sono da collegare alla legittima difesa. I tre colpi partono dopo che l’escavatore si era fermato e aveva inserito la retromarcia. Mugnai ha accettato il duello, ha accettato la sfida e ha sparato. Se accettiamo questa tesi, da domani se qualcuno mi rovina l’auto mi posso mettere alla finestra e sparare un colpo”.
La camera consiglio, nella quale i giudici togati e i 6 giudici popolari si sono riuniti, è durata circa un’ora. Poi il verdetto: “assolto” con formula piena “perché il fatto non costituisce reato avendo agito per legittima difesa”.
“Adesso cercherò di ritrovare la serenità – ha commentato Mugnai visibilmente commosso, tra gli abbracci dei familiari – sono contento per questa sentenza, ho cercato di difendere la mia famiglia. Ma per me non c’è nulla da festeggiare. Perché una persona è morta”.
A fianco di Mugnai c’era la moglie, i figli, il fratello e il nipote. Un lungo abbraccio, tante lacrime. Assenti invece la moglie di Dodoli e i figli.
Il commento politico
Il tema della legittima difesa ha scosso anche la politica. In tribunale erano presenti la deputata Tiziana Nisini e Cristiano Romani, coordinatore locale de “Il mondo al contrario”. Apprezzamenti per l’esito del processo sono poi arrivati da Fratelli d’Italia che hanno applaudito l’operato dell’avvocato Melani Graverini (al quale nelle scorse ore è stato chiesto di candidarsi a sindaco per il centro destra).
“La sentenza riconosce il pieno diritto alla legittima difesa in una situazione di estremo pericolo. La reazione armata, sebbene tragica, è stata giudicata dal Tribunale come l’unica e necessaria risposta per salvare la vita dei suoi cari.
La linea difensiva, scelta con successo dall’avvocato Piero Melani Graverini (insieme alla collega Marzia Lelli), è risultata determinante. Graverini ha saputo convincere il collegio giudicante che, data l’azione del conducente dell’escavatore, l’abitazione era diventata una trappola senza vie di fuga. La reazione di Mugnai è stata considerata proporzionata e indispensabile per l’autodifesa e la tutela del domicilio”. E conclude: “L’assoluzione, ottenuta grazie alla battaglia legale condotta dall’Avvocato Graverini, è vista come un precedente importante sul diritto all’autotutela”.
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