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Mosca stringe il controllo sul digitale: WhatsApp denuncia un tentativo di blocco totale

In Russia WhatsApp finisce al centro di un nuovo scontro tra Big Tech e autorità statali. La piattaforma di messaggistica di Meta accusa Mosca di voler tagliare fuori milioni di cittadini dall’accesso a comunicazioni protette, mentre il Cremlino giustifica la misura come una scelta legata al rispetto delle norme nazionali. Sullo sfondo, cresce il timore che la pressione sulle app occidentali acceleri la transizione verso strumenti digitali controllati direttamente dallo Stato, con conseguenze pesanti per libertà online e sicurezza delle informazioni.

Le autorità russe avevano già preso di mira Meta e Whatsapp tra il 2023 e il 2024 per non aver archiviato i dati dei suoi utenti in territorio russo. Ma soprattutto vi era stata una condanna, arrivata nel 2022, in cui Meta fu giudicata da un tribunale russo alla stregua di un’organizzazione estremista, precedendo di poco il blocco di Instagram e Facebook a marzo dello stesso anno. Whatsapp fu esonerata dal blocco a causa dei suoi 120 milioni di utenti, poi scesi a 95 milioni a causa della macchina della propaganda.

WhatsApp: “Tentativo di isolamento di 100 milioni di utenti

WhatsApp, ha denunciato pubblicamente su X quello che definisce un tentativo del governo russo di “bloccare completamente” il servizio. Secondo la piattaforma, l’obiettivo di Mosca sarebbe quello di reindirizzare gli utenti verso un’app alternativa “di sorveglianza” e “di proprietà dello Stato”, rafforzando così il controllo sulle comunicazioni private.

Nel messaggio, WhatsApp sottolinea che isolare un numero così elevato di cittadini dall’uso di una comunicazione “privata e sicura” rappresenterebbe un passo indietro, destinato a produrre un paradosso: meno libertà digitale e anche meno sicurezza generale per la popolazione. L’azienda afferma inoltre di stare “facendo tutto il possibile” per mantenere gli utenti connessi, segnale che lascia intendere una fase di forte tensione tra la piattaforma e le autorità russe.

Il tema centrale evocato dalla denuncia è quello della crittografia e della privacy: WhatsApp, da anni, basa la propria legittimazione internazionale sulla promessa di messaggi protetti end-to-end. Un eventuale blocco totale, in questo contesto, assumerebbe anche un valore simbolico: non solo una misura tecnica, ma un atto politico contro un modello di comunicazione fuori dal controllo statale.

Il Cremlino: “Sblocco possibile solo se Meta rispetta le leggi russe”

Dal canto suo, Mosca respinge l’accusa di censura come scelta politica e ribalta la narrazione sul piano della legalità interna. Il portavoce Peskov, parlando all’agenzia Tass, ha dichiarato che WhatsApp potrà essere sbloccata solo se Meta dimostrerà di rispettare le leggi russe e di essere disponibile a un dialogo con le autorità.

Peskov ha parlato esplicitamente di “conformità alle leggi russe”, presentando la questione come una disputa normativa più che geopolitica. Ma ha anche lasciato intendere che, senza un cambio di posizione da parte della società americana, non ci saranno margini di accordo: se Meta continuerà a mostrarsi “intransigente” e “riluttante a rispettare le leggi”, allora non esisterà alcuna possibilità di sblocco.

Un nuovo capitolo nella “sovranità digitale” russa

Peskov ha poi ribadito la posizione del Cremlino anche attraverso una seconda dichiarazione: WhatsApp sarebbe stata bloccata a causa della mancata adesione di Meta alla “norma e lettera” della legge russa. In altre parole, la Russia sostiene che la decisione sia già stata attuata e che la responsabilità ricada esclusivamente sull’azienda.

Un eventuale blocco totale di WhatsApp ora rischia di avere un impatto enorme non solo sulla vita quotidiana dei cittadini, ma anche sul tessuto economico e sociale:

dall’uso familiare alle comunicazioni di lavoro, fino alle reti commerciali informali. Per ora, l’alternativa sarebbe Max, una controllata della piattaforma social VK. Un’app priva di crittografia e agevolmente controllabile.


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