Molise

Morti sospette, il ruolo chiave dell’autopsia psicologica della vittima | isNews

La criminologa Francesca Capozza: “Uno strumento prezioso nella ricerca della verità”


R.Francesca Capozza*

ISERNIA. Dinanzi ad un delitto in cui una vittima perde la vita, oltre all’autopsia condotta sul cadavere volta a ricercare gli elementi fisiologici connessi alla causa di morte, risulta cruciale effettuare La cosiddetta “autopsia psicologica” della stessa.

Si tratta di una tecnica d’indagine volta a ricostruire le componenti psicologiche sottese alle dinamiche relazionali in cui era inserita la vittima, per poterne trarre elementi utili alla individuazione della causa di morte, nonche’ di responsabilità. Soprattutto nelle morti equivoche, cioè nelle situazioni in cui la tipologia di morte non è certa (suicidio, omicidio, incidente), risulta cruciale per la definizione e risoluzione del caso per cui si indaga.

Il criminologo o l’operatore che indaga, con adeguata formazione in tale procedura, ricostruisce la storia di vita, i tratti di personalità, le abitudini di vita, i rapporti amicali ed affettivi, le frequentazioni, l’occupazione, gli atteggiamenti, i pensieri, i timori, le possibili difficoltà personali o relazionali recenti, telefonate, messaggi e spostamenti, gli eventuali cambiamenti, i progetti, ecc, nonché il dipanarsi degli ultimi giorni e delle ultime ore di vita della vittima.

Ciò consente di ricostruire, con un buon margine di affidabilità, le possibili motivazioni sottese all’ evento sanguinario. L’autopsia psicologica viene effettuata attraverso l’ascolto delle testimonianze di familiari, amici e conoscenti e l’analisi di documenti, tabulati e quant’altro appartenesse alla vittima. Questo consente di cominciare a dissipare il buio che spesso avvolge la vicenda su cui si indaga e individuare le più plausibili traiettorie di investigazione.

*criminologa


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