Basilicata

Morte luciano Lotito: Sarli torna libero, crolla l’accusa

Crolla l’accusa di omicidio mafioso: per la Corte d’Assise di Potenza, la morte di Lotito non è omicidio volontario ma stradale e Sarli torna libero


POTENZA – «Non abbiamo mai temuto l’ergastolo. Siamo estremamente soddisfatti. La Corte di Assise restituisce a Michele Sarli la dignità che merita e lo ripaga della lunga carcerazione ingiustamente patita. Attendiamo le motivazioni (che saranno depositate entro 90 giorni ndr.) per valutare la possibilità, comunque, di ricorrere in appello, anche se, ripeto, siamo molto contenti della decisione della Corte». Così l’avvocato Fabio Di Ciommo, difensore di Michele Sarli, dopo che ieri mattina è stata letta la sentenza che ha rimesso in libertà Sarli. Crollata l’accusa di omicidio mafioso.

Clamoroso colpo di scena nel processo per la morte di Luciano Lotito, il motociclista cinquantunenne deceduto nell’estate del 2023 dopo essere stato investito al Pantano di Pignola. La Corte d’Assise di Potenza ha accolto le tesi della difesa, riqualificando il reato da omicidio volontario a omicidio stradale, disponendo l’immediata scarcerazione dell’imputato Michele Sarli, che torna così in libertà per la revoca della misura cautelare.
E’ stato completamente ribaltato l’impianto accusatorio iniziale della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Potenza, che per il trentunenne aveva chiesto la condanna all’ergastolo.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI

I fatti risalgono alla sera del 24 luglio 2023, in contrada Molino, nei pressi del Pantano di Pignola. Luciano Lotito si trova a bordo del suo scooter Gilera Nexus quando viene travolto da una Volkswagen Golf guidata da Michele Sarli. L’impatto è violentissimo: il motociclista viene trascinato sull’asfalto per diversi metri. Soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale “San Carlo” di Potenza, Lotito muore il 30 luglio dopo una settimana di agonia nel reparto di Rianimazione. Inizialmente catalogato come un drammatico incidente stradale con omissione di soccorso, il caso subisce una svolta a dicembre 2023. Polizia e Carabinieri eseguono un fermo d’urgenza emesso dalla Dda di Potenza nei confronti di Sarli. Secondo il Sostituto procuratore Vincenzo Montemurro, l’investimento non è una fatalità, bensì un agguato premeditato e nato da profondi dissidi legati allo spaccio di stupefacenti.

L’IPOTESI DELLA FAIDA TRA CLAN

Gli inquirenti ipotizzano lo sfondo di una faida tra il clan Stefanutti e il clan Riviezzi e contestano a Sarli l’omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e dai motivi abietti, sottolineando l’assenza di tracce di frenata sul luogo del delitto. In aula, l’accusa chiede per il giovane la pena dell’ergastolo. La svolta giudiziaria matura durante il dibattimento davanti alla Corte d’Assise, presieduta dal giudice Rosario Baglioni. La difesa dell’imputato e i legali dei responsabili civili dell’assicurazione riescono a scardinare il teorema mafioso.

I legali dimostrano la natura strettamente colposa dell’incidente, evidenziando anomalie nella ricostruzione della dinamica e un concorso di colpa della vittima. Accogliendo le istanze dell’avvocato Di Ciommo la Corte d’Assise ha fatto cadere l’accusa di omicidio volontario premeditato. Il reato è stato riqualificato in omicidio stradale. Di conseguenza, essendo venute meno le esigenze cautelari legate ai reati di criminalità organizzata e di massima gravità, la Corte ha disposto la revoca della misura restrittiva, rimettendo Michele Sarli in libertà in attesa della definizione del calcolo della pena detentiva residua ancora da scontare.


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