Morte della giudice Ercolini, i Ris ricostruiscono la scena del crimine: ecco cosa emerge dall’incidente probatorio | isNews
Oggi la seconda udienza al Tribunale di L’Aquila. Per i consulenti del marito della donna gli accertamenti confermerebbero l’ipotesi del suicidio, ma la madre della magistrata molisana continua a non credere al gesto volontario. Si profila uno scontro tra la parti
CAMPOBASSO. Morte della giudice Francesca Ercolini, con l’audizione dei Ris di Roma, che hanno ricostruito la scena del crimine, è proseguito al Tribunale di L’Aquila l’incidente probatorio per accertare le cause del decesso della magistrata molisana trovata senza vita, a 51 anni, nella sua casa di Pesaro, il 26 dicembre 2022, un foulard legato al collo e alla scala della ringhiera interna. All’epoca era in servizio al Tribunale di Ancona.
Davanti al Gip Marco Billi e al pubblico ministero Roberta D’Avolio, che ha riaperto il caso, oggi il colonnello del Reparto investigazioni scientifiche dell’Arma, Sergio Abate, ha relazionato su cosa ha visto durante il sopralluogo, effettuato ad ottobre nella casa di Francesca Ercolini. Udienza, quella di oggi, che ha fatto seguito a quella fiume del 26 febbraio, in cui il medico legale Vittorio Fineschi ha presentato le 450 pagine contenenti i risultati della seconda autopsia sul corpo della donna, svolta dopo che la salma è stata riesumata nel giugno 2025 nel cimitero di Riccia, dov’era sepolta. Si trova ancora al Policlinico Umberto I di Roma, dov’è stato svolto l’esame, in attesa di essere restituita alla famiglia.
A fornire qualche particolare sull’andamento degli accertamenti irripetibili uno dei periti di parte, il medico legale Mariano Cingolani, consulente di Lorenzo Ruggeri, il marito di Francesca Ercolini, che è indagato nell’inchiesta. “I Ris – queste le parole di Cingolani – hanno portato dati perfettamente coerenti con il suicidio da impiccagione”.
“Valutazioni di parte che non so su quali fondamenti si basino”, il commento di Fineschi, che non ha voluto rilasciare altre dichiarazioni. Segno che si profila uno scontro tra periti, al termine dell’incidente probatorio.
Un’ipotesi, quella del gesto volontario, alla quale la madre della donna, Carmela Fusco, non ha mai creduto. Le indagini, in un primo momento archiviate per l’ipotesi di suicidio, sono state poi riaperte dalla Procura dell’Aquila (competente per casi che riguardano magistrati nelle Marche) che ha disposto la riesumazione del corpo. Nella nuova inchiesta, guidata dal magistrato Marco Billi e dal pubblico ministero Roberta D’Avolio, ci sono sei indagati, tra i quali il marito della giudice, alcuni esponenti delle forze dell’ordine e il medico legale che eseguì la prima autopsia.
Le indagini proseguono a tutto tondo, con un consulente tecnico che sta esaminando l’i-Phone della Ercolini, ma finora non si è riusciti ad accedere ai dati. Si indaga per maltrattamenti, istigazione al suicidio, ma anche, in un altro filone dell’inchiesta, per depistaggio e violazione del segreto istruttorio, falsa perizia e violazione di atti d’ufficio. L’elemento chiave sembra proprio quello del foulard, un dettaglio che la famiglia ha sempre ritenuto incompatibile con i fatti accaduti. Tutti gli indagati, intanto, respingono fermamente le accuse. Intanto, a quanto trapela, tutte le ipotesi investigative restano aperte.
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