Friuli Venezia Giulia

Morte del volontario De Paoli, condannati sindaco e coordinatore della Protezione civile


Si è chiuso il primo capitolo giudiziario relativo alla morte di Giuseppe De Paoli, il volontario della Protezione civile che perse la vita nell’estate del 2023. Il Tribunale di Udine ha emesso una sentenza di condanna a un anno di reclusione (con beneficio della pena sospesa) nei confronti di Andrea Martinis, sindaco di Preone, e Renato Valent, coordinatore comunale della Protezione civile. I due sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio colposo. Oltre alla pena detentiva, il giudice ha disposto una provvisionale di 50.000 euro immediatamente esecutiva a favore delle parti civili, i familiari della vittima. Resta invece l’assoluzione per quanto riguarda le violazioni specifiche della normativa sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs 81/08), poiché le recenti riforme legislative hanno modificato i parametri di applicabilità in tali contesti.

La ricostruzione della tragedia

I fatti risalgono al 29 luglio 2023. Giuseppe De Paoli, 74 anni, stimato ex vigile del fuoco e volontario di lungo corso, si trovava impegnato a gestire i danni causati da un’ondata di maltempo eccezionale. Mentre era coinvolto nel monitoraggio e nel ripristino della viabilità, l’uomo è stato travolto fatalmente da un grosso ramo. Secondo l’impianto accusatorio accolto dal giudice, l’incidente non sarebbe stato un’imprevedibile fatalità. L’inchiesta ha evidenziato carenze strutturali nella gestione dell’intervento: dalla mancanza di una formazione adeguata per i volontari impiegati in scenari ad alto rischio, all’insufficienza delle informazioni fornite prima delle operazioni, fino all’utilizzo di materiali e attrezzature ritenuti non idonei per affrontare la messa in sicurezza di alberi abbattuti.

Il fronte dei sindaci: “Un precedente pericoloso”

La sentenza ha scosso profondamente il panorama politico locale. In aula, a sostenere Martinis, erano presenti decine di sindaci della Carnia, del Gemonese e della Val Canale, uniti in un gesto di solidarietà che nasconde una forte preoccupazione amministrativa. Il timore diffuso tra i primi cittadini è che questo verdetto trasformi ogni emergenza in un campo minato legale, equiparando il sindaco a un datore di lavoro anche in situazioni imprevedibili e gestite in regime di volontariato. “Se ogni intervento di soccorso espone a una condanna penale, diventerà impossibile amministrare e proteggere i nostri territori”, è il coro che si leva dalle valli friulane.

Verso la mobilitazione

La questione non si chiude nelle aule di tribunale. Già nel pomeriggio di oggi è stata convocata una riunione d’urgenza a Tolmezzo, presso la sede della Comunità di Montagna della Carnia. I sindaci intendono discutere una linea comune e valutare azioni di protesta eclatanti per chiedere chiarezza normativa sulle responsabilità civili e penali degli amministratori locali durante le emergenze di protezione civile.


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