Società

Morta l’ex Br Anna Laura Braghetti, la carceriera di Aldo Moro aveva 72 anni. L’intervista al fratello Gianluca Peciola

È stata protagonista di una delle pagine più simboliche e tragiche della storia italiana: il sequestro di Aldo Moro. Anna Laura Braghetti è morta a 72 anni, dopo una lunga malattia.

Ex militante della colonna romana delle Brigate Rosse, era l’intestataria dell’appartamento di via Montalcini, a Roma, che divenne la prigione del presidente della Democrazia Cristiana durante i 55 giorni del suo rapimento, dal 16 marzo al 9 maggio 1978. E lei vi recitava il ruolo di padrona di casa per coprire i movimenti dei brigatisti.

Dopo l’uccisione di Moro scelse la clandestinità e partecipò a gravi azioni armate, tra cui l’assalto alla sede della Democrazia Cristiana nel 1979, in cui morirono due agenti, e l’omicidio del giurista Vittorio Bachelet nel 1980: fu lei a sparare per prima. Arrestata nel maggio dello stesso anno, fu condannata all’ergastolo. Non chiese mai sconti di pena e ottenne la libertà condizionale nel 2002.

Una volta fuori dal carcere si dedicò al lavoro sociale a sostegno di detenuti ed ex detenuti. Negli ultimi anni ha vissuto lontana dalla scena pubblica, dedicandosi al volontariato.

A dare notizia la notizia della sua morte è stata la famiglia, in un breve comunicato: «Ci ha lasciati la nostra cara Anna Laura, circondata dall’amore dei familiari e degli amici. I funerali si svolgeranno in forma strettamente riservata, nella sua comunità degli affetti».

A tracciare il suo inedito ritratto familiare è stato il fratello, Gianluca Peciola. Ripubblichiamo la sua intervista, uscita su vanityfair.it il 7 maggio 2024.

Erano gli anni Settanta. Gianluca Peciola era un bambino che faceva parte di una famiglia proletaria di Quarto Miglio, nella periferia di Roma. Viveva con la mamma: sapeva che il padre era morto così tanto tempo prima che lui non lo ricordava per niente. Ma aveva uno zio, Giorgio, molto attento e presente nella sua vita, e una cugina a cui era molto legato, Anna Laura, affettuosa con lui, che a un certo punto, però, scompare. Gli dicono che è andata a Milano a lavorare.

Ma non è la verità, e sarà la televisione a rivelarglielo: Anna Laura Braghetti si trova nel carcere di massima sicurezza di Voghera. È la carceriera di Aldo Moro, l’assassina di Vittorio Bachelet. E non è sua cugina, ma sua sorella. Zio Giorgio è il padre di entrambi: sua madre ha protetto quel segreto, senza spiegarne le ragioni. Ne La linea del silenzio. Storie di famiglia e di lotta armata (Solferino), Gianluca Peciola, oggi educatore e scrittore 54enne, impegnato nel sociale, racconta la vicenda della sua famiglia e di un’educazione sentimentale e politica, che è anche la storia dell’ultima generazione che ha affrontato la tentazione della lotta armata.

Come è stata la sua infanzia?
«Mamma mi aveva raccontato che mio padre era morto quando avevo 4 anni, e per tanto tempo ho vissuto con quel senso di vuoto. Fino a quando, sempre lei, mi ha rivelato che lo zio Giorgio – che nel frattempo era morto – era mio padre, chiedendomi di mantenere comunque il segreto. Quando morì la moglie, Giorgio si risposò, ma poi si separò, ed è allora che cominciò la storia con mia madre. Dovevo tenere insieme questi due lembi: adesso sapevo di avere un papà, ma non potevo dirlo a nessuno, e per anni ho pensato che in questa storia ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato, di indicibile».


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