Morì in bici dopo l’urto contro l’auto, perizia inguaia i carabinieri – Cronaca
BOLZANO. Quando la gazzella dei Carabinieri impattò contro la bici dell’87enne Helmut Beham, provocandogli ferite mortali, viaggiava a 55 chilometri orari in un tratto (viale Druso) dove il limite massimo consentito è di 40 chilometri orari. Inoltre i militari occupavano la carreggiata riservata agli autobus senza averne titolo: se privi di segnali luminosi accesi o di un motivo d’urgenza, nemmeno le forze dell’ordine possono percorrere la corsia preferenziale. Sono questi i punti principali della perizia depositata dal consulente del giudice per fare luce sull’incidente mortale dello scorso 19 giugno.
L’anziano bolzanino si trovava in sella alla sua bicicletta elettrica e stava percorrendo viale Druso quando, nel tentativo di girare a sinistra verso via Firenze, ha impattato contro una pattuglia dei Carabinieri diretta verso piazza Adriano. Intubato e portato in ospedale d’urgenza, è morto la notte stessa per la gravità delle lesioni riportate. La Procura ha aperto subito un fascicolo con l’ipotesi di omicidio stradale, iscrivendo nel registro degli indagati la carabiniera che si trovava al volante della gazzella. Siamo ad un punto di svolta del procedimento. La pm potrebbe chiedere il rinvio a giudizio della conducente, difesa dall’avvocato Alessandro Tonon.
Pochissimi dubbi sulla dinamica visto che erano stati gli stessi carabinieri, da subito collaborativi con le autorità competenti, a mettere a disposizione le immagini delle telecamere di videosorveglianza del Comando Legione, puntate proprio in direzione del bar Firenze, nei pressi del punto dell’impatto. Il giudice ha comunque disposto, tramite incidente probatorio, una perizia volta ad accertare le cause del sinistro e a valutare le condotte di entrambi. Consulenza che è arrivata negli scorsi giorni e non depone certo a favore dell’indagata. È a firma dell’ingegner Luigi Cipriani, veronese, esperto in incidenti stradali. Per intenderci, ha partecipato nelle vesti di perito al processo per la strage di Lutago del 2020, costata la vita a sette turisti germanici con altri otto rimasti gravemente feriti.
Il contenuto della perizia
Una delle cause principali che avrebbero determinato l’impatto tra gazzella e bici sarebbe proprio la velocità, quindici chilometri oltre il consentito. Ma l’analisi si sofferma anche sulla modalità di frenata – forse non così decisa – della carabiniera prima dello scontro. Riguardo al ciclista, invece, il perito osserva che chi si sposta da destra a sinistra deve sempre prestare la massima attenzione agli altri utenti della strada, e non è certo che lui lo abbia fatto con il dovuto rigore. Lo spostamento dell’anziano da una corsia all’altra costituisce tecnicamente una “turbativa”, ma dai frame video emerge che l’uomo aveva segnalato la svolta a sinistra con il braccio molto tempo prima di effettuarla.
Trattandosi di una bicicletta elettrica a pedalata assistita dotata di specchietto retrovisore, è verosimile che avesse avvistato l’auto e avesse proseguito confidando di poter ultimare la manovra. Ma sono tutti elementi che andranno valutati in un eventuale processo. Si attende la decisione della Procura, che può decidere se chiedere il rinvio a giudizio (ipotesi più probabile a questo punto) o archiviare perché ritiene la notizia di reato infondata.
A rappresentare la famiglia nel procedimento penale è l’avvocato Alberto Gallippi mentre Bartolomeo Senette di “Essebi risarcimenti” assiste i parenti a livello civile. «Purtroppo – osserva Senette – in viale Druso la convivenza tra biciclette e altri veicoli a motore è ancora oggi un grosso problema, perché, pur essendo spina dorsale del traffico cittadino, non c’è un’alternativa ciclabile lungo il tratto compreso tra il ponte e via Sorrento. Una condizione che ha sicuramente favorito il sinistro del quale è rimasto vittima il signor Beham».




