Mono :: Le interviste di OndaRock

A ridosso delle due date italiane – il 20 novembre al Legend Club di Milano e il 21 novembre al Largo Venue di Roma – incontriamo Takaakira “Taka” Goto per ripercorrere l’avventura sonica della band giapponese.
Tra i pionieri del post-rock, i MONO hanno forgiato un sound unico, fondendo sensibilità classica e furia noise. Quali sono state le vostre principali fonti di ispirazione? Ci sono band per voi fondamentali?
Vogliamo esprimere vita e morte, gioia e tristezza, la luce e l’ombra delle nostre vite. Per quanto riguarda il nostro sound, l’idea è nata immaginando come sarebbe stato se avessimo suonato un brano cinematografico nello stile di Ennio Morricone, usando lo spettacolare suono di chitarra dei My Bloody Valentine.
Dopo l’Ep pubblicato nel 2000, il vostro album di debutto, “Under The Pipal Tree”, è uscito su Tzadik, probabilmente l’etichetta più importante della scena avantgarde. Quali erano le vostre idee compositive all’epoca? Che direzione avete intrapreso con un’etichetta così prestigiosa?
Tutto è iniziato quando un mio amico di New York ha consigliato il nostro primo Ep a John Zorn. Essendo una band sconosciuta e con un tour prevalentemente negli Stati Uniti, siamo stati molto felici di avere una distribuzione mondiale da parte di Tzadik.
In “One Step More And You Die”, il vostro approccio sonico appare improvvisamente più snello e diretto, con l’introduzione di tessiture elettroniche. Lo avete detto subito: i MONO non vogliono che il sound risulti sempre uguale per l’ascoltatore. Cosa c’è dietro questo cambiamento?
Ogni volta vogliamo metterci alla prova e fare qualcosa di nuovo, mai provato prima. Con il passare degli anni, il modo in cui sento, vedo e percepisco la vita – ciò che è dentro il mio cuore – cambia, e non si esauriscono mai le nuove scoperte, nuove espressioni e nuovi interessi in fase compositiva.
Poi è arrivato John Peel, che vi invitò a suonare nelle sue celebri session, mentre i MONO si affermavano anche sul mercato americano. Com’è stato incontrarlo? Lo definiresti un punto di svolta nella vostra storia?
È venuto a mancare circa cinque giorni dopo la nostra apparizione al John Peel Sessions nel 2004. Sono onorato di aver avuto l’opportunità di partecipare al suo leggendario e attesissimo programma radiofonico.
Ok, rompiamo l’ordine cronologico. Puoi raccontarmi qualche aneddoto interessante dei vostri tour? Il concerto più strano o quello più difficile?
Non dimenticherò mai il concerto che abbiamo tenuto a New York per celebrare il decimo anniversario della formazione della band. È stato un concerto speciale, pianificato e organizzato da Jeremy, il proprietario della nostra etichetta americana Temporary Residence Ltd., ed è stata la prima volta che ci siamo esibiti con un’orchestra. Ero molto nervoso, ma anche molto emozionato per quel palcoscenico da sogno, completamente diverso dal solito. Credo che il successo di quel concerto ci abbia portato a essere ciò che siamo oggi.
Tornerete in Italia a novembre per due date, il 20 novembre al Legend Club di Milano e il 21 novembre al Largo Venue di Roma. Cosa devono aspettarsi i fan italiani? Che tipo di spettacolo sarà?
Suoneremo un set potente, un mix di materiale vecchio e nuovo (inclusi alcuni vecchi brani che non suonavamo da molto tempo). Siamo molto felici di suonare in Italia dopo così tanto tempo e speriamo che verrete a trovarci.
In “You Are There” (2006), avete lavorato di nuovo con Steve Albini, introducendo parti più violente, al limite del metal. Puoi condividere un ricordo di Steve?
Steve è stato il nostro eterno eroe, un caro amico, un partner eccezionale e un maestro. Odiava le imitazioni ed era un ingegnere di prim’ordine che rispettava ogni timbro naturale dello strumento. Per 22 anni, ogni volta che andavamo a Chicago per registrare, era un momento speciale e sacro che ci permetteva di vedere i nostri progressi.
Il vostro ultimo album, “Oath”, è un atto d’accusa contro un mondo dominato dal desiderio perverso di arricchirsi a spese dei più deboli, ormai abitato da esseri umani che hanno perso il loro significato ultimo. Qual è il ruolo della vostra musica in un mondo che sembra andare in pezzi a causa della crisi climatica, della guerra e dell’ingiustizia sociale?
Saremmo molto felici se l’ascolto della nostra musica vi facesse sentire meglio e vi sollevasse l’umore, anche solo un po’. Qualunque cosa vediate con i vostri occhi in questo momento, se vi concentrate sulla vera speranza nel profondo del vostro cuore, alla fine diventerà realtà. Speriamo che la nostra musica vi aiuti a connettervi con la vostra anima.
Grazie mille, ci vediamo in Italia!
Grazie mille a voi, ci vediamo presto!
(20 novembre 2025)



