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Mondiali, l’Iran accusa: “No degli Usa ai visti per lo staff”. Squadra in volo verso il Messico – Calcio


A pochi giorni dall’inizio dei Mondiali, si accende il confronto diplomatico tra Stati Uniti e Iran sulla questione dei visti d’ingresso per la nazionale iraniana. Washington ha annunciato di aver rilasciato i documenti, ma da Teheran è arrivata una dura replica che denuncia l’esclusione di una parte significativa della delegazione.

Secondo quanto riferito dalle autorità statunitensi, sono stati concessi i visti agli atleti e al personale di supporto indispensabile per la partecipazione della squadra al torneo in programma dall’11 giugno al 19 luglio tra Stati Uniti, Canada e Messico. Il via libera consente quindi alla nazionale iraniana di prendere regolarmente parte alla manifestazione.

Iran in volo verso il Messico, dove sarà il ritiro

L’Iran, inserito nel Gruppo G insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, ha nel frattempo modificato il proprio quartier generale per il torneo, trasferendo il ritiro da Tucson, in Arizona, a Tijuana, in Messico. Da lì la squadra raggiungerà Los Angeles e Seattle per disputare le partite della fase a gironi. La squadra è in volo da Antalya, in Turchia, dove ha preparato fin qui i Mondiali, a Tijuana. Secondo la televisione di stato iraniana, il segretario generale della Federazione, Hedayat Mombeini, e il vicepresidente, Mehdi Mohammad Nabi, figurano tra i 14 membri dello staff sprovvisti di visto per gli Stati Uniti.

L’accusa dell’Iran

La versione fornita da Washington, tuttavia, è stata contestata dalle autorità iraniane. In un messaggio pubblicato dall’ambasciata iraniana in Turchia, Teheran ha accusato gli Stati Uniti di aver adottato un “trattamento discriminatorio” nei confronti della delegazione nazionale. “Perché non dite che i visti sono stati negati a gran parte dello staff dirigenziale ed esecutivo, ai consulenti tecnici e ad altri membri che sono parte integrante di qualsiasi nazionale di calcio?”, si legge nel messaggio, che fa riferimento alle dichiarazioni dell’inviato statunitense Tom Barrack sull’avvenuto rilascio dei visti ai giocatori.

L’ambasciata iraniana sostiene che il via libera abbia riguardato soltanto i calciatori e una parte limitata dello staff, lasciando invece fuori diversi dirigenti e collaboratori considerati essenziali per il funzionamento della squadra. Da qui l’accusa agli Stati Uniti di aver portato “al massimo livello” il trattamento discriminatorio nei confronti della nazionale iraniana.


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