«Moglie mia, ti sciolgo nell’acido»: chiesti tre anni e mezzo di carcere per il marito violento

di Enzo Beretta
Si è conclusa con la richiesta di condanna a tre anni e mezzo di reclusione la requisitoria del pubblico ministero Silvia Nardi nel processo a carico di un romeno di 67 anni, imputato davanti al tribunale di Perugia per maltrattamenti in famiglia e stalking nei confronti della moglie convivente. Nel corso dell’udienza la rappresentante dell’accusa ha ricostruito le condotte contestate all’uomo, ritenute caratterizzate da minacce, ingiurie e aggressioni fisiche reiterate nel tempo. Di diverso avviso la difesa: l’avvocato Vittorio Lombardo ha sollecitato l’assoluzione del proprio assistito, sostenendo l’insussistenza dei fatti contestati. Il giudice Alberto Avenoso ha fissato la sentenza per il 26 marzo (a persona offesa si è costituita parte civile attraverso gli avvocati Alessandro Vesi ed Erika Paiolo).
Accuse Al centro del processo ci sono una serie di episodi che – secondo l’impostazione accusatoria – avrebbero costretto la donna «ad un regime di vita umiliante e degradante», in un contesto familiare segnato da tensioni e conflittualità. Tra le frasi finite agli atti del fascicolo anche parole particolarmente gravi che l’imputato avrebbe rivolto alla moglie: «Non sono venuto in Italia per lavorare. Io ti ammazzo, ti scioglierò nell’acido se dovessero chiamarmi a lavorare da altre parti, considerando che sarò disoccupato». Secondo quanto ricostruito dall’accusa l’uomo «non contribuiva in alcun modo al ménage familiare e in sostanza viveva a spese della donna – si legge nell’imputazione – pretendendo di non far nulla anche a fronte delle recriminazioni della persona offesa che ingiuriava e minacciava». Nel capo di imputazione si parla di «condotte reiterate di minaccia ed ingiuria, nonché di aggressione fisica» messe in atto tra il 2022 e il 2023. Tra gli episodi contestati figurano «schiaffi al volto» e «suppellettili distrutti in cucina» nel corso di una discussione scaturita dalla richiesta della donna di lasciare l’abitazione, ma anche un «bicchiere rotto puntato alla gola» della moglie «dopo una furiosa discussione determinata dall’atto del suo licenziamento». Viene inoltre riportato che, «a seguito di un intervento della donna per l’asportazione di un polipo, si rivolgeva alla stessa dicendole ‘Non mi interessa che problemi di salute tu abbia, in ogni caso devi lavorare e portare i soldi a casa, se vuoi che io vada via dammi 20 mila euro e lascio casa’». In un’altra occasione, «dopo essere partito per una vacanza in Romania, parlando con la compagna al telefono, alla richiesta di quest’ultima di non far rientro in Italia, la minacciava dicendole ‘Se non mi fai rientrare ti ammazzo e poi mi suicido, io torno perché ho deciso così’». Sarà il giudice Avenoso, con la decisione attesa il 26 marzo, a stabilire se le accuse troveranno conferma in sentenza o se prevarrà la tesi difensiva dell’assoluzione.
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