Marche

Mobilità passiva in crescita, nelle Marche saldo negativo di 57 milioni. L’impennata emerge dal riparto del Fondo sanitario nazionale 2025

ANCONA Pazienti marchigiani con le valigie in mano. La mobilità passiva si conferma il grande incubo della sanità regionale, capace di drenare oltre 400 milioni di euro in 10 anni dalle casse del nostro sistema. E nell’ultimo anno si è registrata un’impennata: a fine dicembre, sono stati pubblicati dal Governo nazionale i dati sul riparto del Fondo sanitario 2025. Freddi numeri dai quali si evince anche l’aumento della spesa per la voce “mobilità passiva” nelle Marche.

 

Le cifre

Ogni anno, infatti, in sede di attribuzione del Fondo sanitario nazionale, a ogni Regione si toglie una quota di finanziamento per pagare le altre Regioni se il saldo della mobilità è stato passivo, oppure viene pagata se è stato attivo. Dai fondi destinati alla nostra regione sono stati tolti 56,9 milioni di euro, corrispondenti al saldo negativo di mobilità del 2024. Lo scorso anno per la mobilità del 2023 la cifra si assestava sui 47,2 milioni di euro. Ciò significa che nell’arco di un anno c’è stato un peggioramento del dato di quasi 10 milioni di euro. I pazienti marchigiani scelgono altre regioni soprattutto per ricoveri ordinari e specialistica ambulatoriale. Le sole strutture ospedaliere dell’Emilia Romagna erogano circa il 50% dei ricoveri di residenti marchigiani che decidono di migrare altrove per curarsi. L’altro grande polo attrattore è rappresentato dalla Lombardia, scelta dai marchigiani nel 13% dei casi. A causare la fuga di pazienti è in particolare l’area ortopedico-traumatologica, seguita da quella cardiologica interventistica.

I due piatti della bilancia

C’è poi l’altra metà del cielo che riguarda la mobilità attiva. Se tra il 2023 e il 2024 quella passiva è salita da 163,3 milioni a 170,3 milioni di euro la mobilità attiva è scesa da 116,1 a 113,4 milioni. Una flessione limitata che però contribuisce a peggiorare il saldo negativo. Storicamente, Ad attirare pazienti da fuori regione sono soprattutto le strutture nella provincia di Ascoli Piceno – il contributo maggiore alla nostra mobilità attiva viene infatti da pazienti abruzzesi – e l’Azienda ospedaliero universitaria di Torrette, riconosciuta come un’eccellenza a livello nazionale.

Il trend nazionale

Ma la parte del leone, in questo segmento, la fanno le strutture private, quindi il ritorno per il pubblico è parziale. Un elemento di analisi che non riguarda solo le Marche, ma l’Italia in generale, come già certificato a più riprese dall’Agenas, secondo cui «le strutture ospedaliere maggiormente attrattive sono quelle private accreditate, che gestiscono circa i tre quarti delle prestazioni di alta complessità». Un problema cronico, quello della mobilità sanitaria, che fatica a vedere la luce in fondo al tunnel.




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